Palermo prevedibile e innocuo. Il 4-3-3 casalingo non dà risposte positive

Palermo prevedibile e innocuo. Il 4-3-3 casalingo non dà risposte positive

La storia si ripete e poco è cambiato finora nella gestione da parte del Palermo - squadra e tecnico, si intende - delle partite giocate al "Renzo Barbera", ormai sempre più un fortino 'al contrario', inespugnabile per i rosa e facile preda per gli ospiti.

Al netto di alcuni rari momenti di intraprendenza, la sensazione facilmente avvertibile è di una squadra non particolarmente capace di imporsi tra le mura amiche. Sembrerebbe un paradosso, eppure, dopo la prestazione importante di Bolzano, il Palermo ieri è stato schiacciato per una buona ora di gioco da una Salernitana mai vittoriosa in trasferta in tutto il 2024.

Il sistema di gioco non sembra garantire imprevedibilità alcuna: il 4-3-3 del Palermo, almeno nella sua versione casalinga, è di semplice lettura. Gli avversari schiacciano i due esterni su una zona di campo lontana dal centro di gioco di fatto annullandoli e impedendo alla punta centrale di ricevere palloni giocabili. Per questa ragione, Henry è in casa più funzionale di Brunori, poiché Dionisi può ovviare al problema anche con un lancio lungo, sfruttando l'abilità del francese a giocare di sponda.

Ritornando alle difficoltà dei rosa, i centrocampisti avversari possono così alzare il baricentro e pressare con maggiore convinzione, anche triplicando la marcatura su un singolo elemento. Il solo Gomes può provare a resistere - ha giocato ieri una partita di estremo sacrificio -, le altre mezzali non ne hanno le caratteristiche e vanno in apnea.

Così è successo in parte nelle prime due gare e contro la formazione di Martusciello lo si è potuto osservare con maggiore nettezza. Si sono perfino registrati dei passi indietro: nelle sfide a Cosenza e Cesena, il Palermo era apparso più organizzato e più consapevole dei suoi mezzi.

A conti fatti, dal Lecco al Cittadella, dalla Ternana alla Reggiana, il tifoso palermitano assiste allo stesso copione da un anno e mezzo. Si dirà e si è detto che il secondo tempo è stato meglio del primo, forse soltanto perché il Palermo ha costruito di inerzia due occasioni. Accontentarsi di così poco non è da grande squadra, segnare un solo gol in tre partite in casa non è un segnale incoraggiante.

Si dirà ancora che le prossime sarà obbligatorio vincerle, ma da febbraio il Barbera rumoreggia. E ha tutte le ragioni per farlo.