Palermo, ma siamo davvero sicuri che fosse tutta colpa di Corini l’anno scorso?

A distanza di circa un anno, le dinamiche interne al Palermo di Dionisi sono pressoché simili, anzi, l'asticella è in calo rispetto alla gestione Corini

Palermo, ma siamo davvero sicuri che fosse tutta colpa di Corini l’anno scorso?

Primi di aprile 2024: a furor di popolo, dopo l’ennesima rimonta subita, questa volta ai danni di un Pisa che stese il Palermo con la doppietta del rientrante Matteo Tramoni, Eugenio Corini viene esonerato. Una corda di violino, quella del rapporto con la piazza, tesa fino al limite del punto di rottura per un anno e mezzo ed arrivata a strapparsi dopo la sliding door dello Zini di Cremona, dove per un tempo soltanto il Palermo fu da solo secondo in classifica.

Il resto della storia è cosa nota: arriva Michele Mignani, si va ai playoff, si vince con la Samp e si perde col Venezia. In estate tra i proclami arriva Alessio Dionisi, erede di Roberto De Zerbi a Sassuolo ed oggi sui manifesti del più ricercato come colpevole per la stagione sportivamente nefasta vissuta dal Palermo. Una colpa per larghi tratti attribuibile al tecnico ex Fermana, che con cambi cervellotici ed inspiegabili ha spesso dilapidato occasioni incedibili per dare una svolta - se non di classifica - morale alla squadra. E invece a La Spezia si è pareggiato e al Barbera con la Cremonese si è addirittura perso dopo essere andati in doppio vantaggio.

Una gestione sportiva, nella sua totalità, che al momento non è stata assolutamente in grado di rispettare gli obiettivi prefissati (migliorare il piazzamento della scorsa stagione, sulla carta) e anzi continua ad abbassare l’asticella. Ed è forse per questo che si dovrebbe cominciare a riconsiderare con un occhio diverso l’operato di campo del tanto bistrattato Eugenio Corini.

Il tecnico bresciano, infatti, è riuscito a mantenere nel suo secondo anno una media di 1,58 punti a partita, che sembra quasi guardioliana rapportata a quella da 1,30 di Dionisi. Ma a far riflettere è soprattutto l’atteggiamento della squadra nel confronto tra le due gestioni: svagata, leggera ma sempre sul pezzo e comunque attaccata all’allenatore con Corini e ai limiti del naufragio tecnico-morale invece nella gestione attuale. Guai a rimpiangere ciò che è stato, perché è sempre il futuro a dover essere guardato con occhio di speranza, ma di sicuro ad un anno di distanza più di qualcuno avrà pensato che, in fondo, Corini non era poi così inadeguato e che forse non avrebbe fatto poi tanto peggio con la rosa attuale.