Io abbonato, mi arrendo. Niente stadio, mi sentirei circondato

La confessione di un fedelissimo. ''Lo so, faccio mancare supporto alla mia squadra. Ma non voglio essere ospite a casa mia''

Io abbonato, mi arrendo. Niente stadio, mi sentirei circondato

 

Lo confesso. Dopo lunga e tribolata meditazione, ho deciso: questa volta non andrò allo stadio. La partita di Palermo con la Juve questa volta sarà casalinga per davvero. Dopo l’inevitabile passaggio dal bagno, mi siederò al solito posto sul divano di fronte alla TV e il mio dito scatterà istantaneamente verso il tasto “mute” del telecomando. E cos’altro dovrebbe fare il dito di un tifoso rosanero bi-pagante come me stretto tra un pre-partita dominato dalla voce garrula della compagna di Buffon coadiuvata dall’uomo che parlava agli uccelli e un commento oggi affidato all’ex-juventino Marocchi ed a Compagnoni, l’uomo che 20 volte a partita vede “l’azione trasformarsi da difensiva a offensiva”. E il mio dito dovrà evitare il famoso “tasto giallo”, quello che concede ai tifosi delle solite note il privilegio di godersi la “telecronaca tifosa”, qualora non fossero ancora contenti delle attenzioni della “telecronaca neutrale” ?

Lo so, lo so. Così faccio mancare il supporto alla mia squadra nell’ora suprema del periglio. Così lascio il nostro campo di battaglia nelle mani delle orde di Lanzichenecchi strisciati che caleranno da borghi lontani e quartieri della città a riscuotere il frutto della polizza-vita contratta da bambini grazie a padri lungimiranti che concede un reddito di sorrisi quasi ogni domenica e, con qualche eccezione, ad ogni fiorir d’estate. Ma come potrei tollerare il fastidio di sentirmi ospite in casa mia o il dover spiegare a imbucati dall’accento alieno che vagano insieme ai loro fortunati pargoli con i biglietti in mano e la mimetica rosanero al collo (che è sempre meglio evitare guai) che quei posti sono per noi abbonati. Come potrei annullare l’audio di sottofondo per non sentire gli insulti che partiranno dalla gabbia ad ogni rinvio del nostro portierino o il boato traditore che prima o poi salirà fino al Santuario della Santuzza, illudendola che anche stavolta il pallone è entrato nella porta giusta. Ma che ci vado a fare, visto che, come dice il loro condottiero, “Sarebbe impensabile tornare da Palermo senza i tre punti” ? Già: sarebbe impensabile che una squadra che paga il solo centravanti novanta milioni non asfaltasse l’altra che ne vale, tutta insieme sul mercato planetario, circa la metà. No, no: pipì, divano, caffè, altro caffè, pizza a taglio nel forno caldo, birra fredda e poi a letto. A meditare, prima di riuscire a prender sonno. E la prossima vita, se ce ne sarà un’altra, lo prometto: rinasco strisciato.

PS: Mentre rileggo il testo, squilla il telefono. E’ mio cognato. Dopo i convenevoli di rito, la stilettata: “Visto che tu vai allo stadio, potrei venire a casa tua che c’è la Juve in TV ?”. Rifletto un po’ se mandarlo al diavolo subito o tra qualche ora. Ma poi vincono l’atavica consuetudine alla sopportazione e le esigenze del quieto vivere. “Va bene, vieni pure. Ma, mi raccomando, porta qualcosa di tipico: bagna cauda e gianduiotti. Salutiamo. Anzi, cerea”.