Palermo, Inzaghi fa da scudo a tutti. La squadra deve ricambiare
Sono giorni pesanti in casa Palermo. La sosta non ha diradato le nubi sopra la crisi dei rosanero, anzi le ha infittite: il pareggio maturato a Chiavari ha gettato la piazza nello sconforto e riacceso dubbi e incertezze. C’è davvero il rischio che anche quest’anno la lotta per la promozione non riguarderà la squadra siciliana, nonostante i grandi investimenti.
La conferenza di ieri di mister Inzaghi era molto attesa, anche perché quando i risultati non arrivano nascono sempre nuovi problemi: i malumori, il chiacchiericcio, i dubbi. L’ex Pisa ha scelto la strada dello scudo, ponendo una campana di vetro su tutto il gruppo squadra e accentrando su di sé le attenzioni, come un vero parafulmine.
Parole di grande stima per capitan Brunori, nonostante la panchina di Chiavari; attestati di riconoscimento per l’impegno dei ragazzi in allenamento (“Vanno a 2000”) e una presa di coscienza importante: per diventare grandi serve ancora maturare. Secondo Inzaghi, il problema è principalmente mentale: e, se così fosse, non esiste miglior demiurgo del tecnico per curare una squadra ammalata di mediocrità da troppo tempo.
L’antidoto va ricercato nei protagonisti in campo, vecchi e nuovi. Non è un caso che Inzaghi abbia citato tutte e tre le anime del gruppo: la vecchia guardia, che deve alzare il livello; i nuovi, chiamati a dare la sterzata decisiva in termini di qualità; e infine i giovani, rappresentati da Vasic, simbolo del coraggio necessario per incidere in una piazza esigente come quella rosanero.
La partita contro la Carrarese – avversario ostico ma non insuperabile – offre ai giocatori la chance di ricambiare il gesto del loro allenatore. Come è stato ricordato al gruppo, giocare a Palermo è una fortuna, e forse non si è ancora compreso che questa fortuna può anche essere tolta. È il momento di dimostrare di essere da Palermo: di “carote” ne sono arrivate tante, sarebbe meglio evitare di arrivare al bastone.