Palermo, da Pescara una lezione da ricordare
Una marcatura sbagliata; un rinvio corto lasciato morire; il miglior saltatore avversario non braccato in situazione di palla inattiva. Tre distrazioni fatali e la squadra che meritava di vincere torna a casa mestamente sconfitta. Allo stadio "Adriatico" il Palermo ha fatto a lungo la partita andando vicino ad un successo di importanza capitale ma alla fine a prevalere sono stati i padroni di casa, più che fortunati a non cadere definitivamente.
Il gol a freddo di Del Grosso per il Palermo è stato come con un catino d'acqua gelida rovesciato a tradimento di prima mattina: il risveglio dei rosanero è stato immediato e impetuoso. Fiorillo sin da subito è stato chiamato a fare dei prodigi ma nulla ha potuto ne sul bel diagonale di Moreo, ne sul colpo di testa di Pirrello, che si è fatto perdonare la marcatura sbagliata su Mancuso bruciando Gravillon, tradito da un terreno reso viscido dall'eccessiva irrigazione nel pre-partita. Se il Delfino è annaspato senza andare in apnea lo deve soprattutto al suo portiere.
Nella ripresa il Pescara è riuscito in qualche modo a tornare in partita, trovando al suo cospetto un Palermo rimasto sulla giusta lunghezza d'onda e gettatosi allo stesso modo degli avversari alla ricerca del gol. I pescaresi ci hanno provato con i traversoni; i rosanero con i tiri dal limite. Nessuna delle due compagini è riuscita a infilare l'altra fino al 70' quando su un rinvio non bellissimo di Szyminski, Memushaj ha bruciato sul tempo Jajalo trovando il gol del pari con il classico tiro bastardo, reso velenoso da una deviazione di Fiordilino che ha beffato Pomini.
Il pari ha rinvigorito il Pescara senza però scoraggiare il Palermo, che al terzo gol è andato vicino più volte con Jajalo e soprattutto con Moreo, sfortunato in occasione del primo diagonale di sinistro, troppo approssimativo sul regalo di Gravillon: pur non così semplice come sembrava quel tiro era molto più comodo di quelli di gran lunga meglio eseguiti in precedenza. Graziati dagli avversari e tenuti in vita dal risultato, i biancazzurri hanno trovato il colpo del k.o: ci erano andati vicini con Gravillon, fermato da un prodigioso Pomini, ci son riusciti sul successivo corner con Scognamiglio. Un colpo da k.o. che ha steso un Palermo fino allora mai alle corde ma non attento nel tenere la guardia alta al momento opportuno. E così quella che doveva essere la vittoria che metteva in chiaro le gerarchie per la promozione diretta è diventata la sconfitta che rimesta le carte, rendendo il sorpasso del Lecce da virtuale a concreto. Un enorme peccato che consegna una lezione da imparare in fretta: in questa fase ogni errore si paga a caro prezzo.
Redazione