Uno come Foschi
Raccattare i soldi necessari per il salvataggio della società vendendo il Palermo a tranci di pesce sul mercato di Londra. L'idea di Emanuele Facile non era né meravigliosa come quella di Cesare Ragazzi né radicale come quella di incrociare i flussi da parte del dottor Spengler nel film "Ghostbusters". In realtà era, più che un'idea, una scommessa, un lancio di moneta per certi versi contorto in stile Harvey Dent/Due Facce nel Cavaliere Oscuro: affidarsi al caso per una questione importante. I risultati sono stati modesti, in linea con il bilancio della breve gestione.
Una gestione cominciata nel segno di una connotazione inglese incarnata dal "chairman" Clive Richardson, introdotto come rappresentante di un gruppo di investitori mai ben identificato e rivelatosi invece un semplice impresario sportivo chiamato a curare la parte tecnica della società sovrapponendosi dunque alle figure già presenti, senza alcuna entratura di tipo economico. Il modus operandi di mr. Richardson e del suo sodale Holdsworth (che pure aveva dalla sua una recente esperienza da dirigente di tutto rispetto al Bolton) si è dimostrato abbastanza curioso ballando senza grazia tra la fisiologica scarsa conoscenza di un contesto nuovo ed una grottesca approssimazione che richiama quella di Bergonzoni nel cult "L'allenatore nel pallone". Anche se non avremo mai la controprova viene difficile immaginare il Gunnarsson della situazione (indimenticabile l'annuncio, criptico ma al tempo stesso ricco di Hype) come potenziale materializzazione di Aristoteles. Il tutto ovviamente condito da una spruzzata di poca chiarezza.
Se quanto successo durante il mercato è stato il primo indizio, il periodo immediatamente successivo è stata la prova. Tra esoneri e controesoneri a botte di comunicati stampa e rassicurazioni tranquillizzanti come un film horror visto a fine lavoro e con dieci caffè in corpo che ricordavano sinistramente quelli ormai passati alla storia di Manenti, si è capito che vista la situazione di partenza, quel che serviva al Palermo non era Facile, in tutti i sensi. Anzi, proprio perché la situazione si era complicata ulteriormente c'era bisogno per venirne a capo, di un uomo difficile. Come Rino Foschi.
Il presidente lo conosciamo ormai da tanto tempo. Ha il suo bel carattere aspro: non ha problemi a tuonare e bisogna saperlo prendere nel verso giusto, cosa non semplice. Vale per i giornalisti come per gli altri addetti ai lavori. Al tempo stesso però Foschi, come tutti i romagnoli, è persona affabile e soprattutto di buon cuore: il suo batte forte per i colori rosanero da 17 anni intervallati da parentesi più o meno lunghe che mai hanno smorzato un sentimento fortissimo.
Solamente una persona come lui poteva mettere faccia e mani in questo marasma riuscendo in poco tempo e nonostante tante tribolazioni a trovare un accordo che garantisse ossigeno ad un Palermo boccheggiante e ridotto all'ipossia dall'ultima parentesi. L'ingresso della Damir probabilmente non sarà del tutto risolutivo ma è comunque vitale per provare a costruire il futuro del Palermo su nuove basi che sostituiscano quelle ormai consunte e prossime allo sgretolarsi su cui attualmente poggia.
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