Amabbinciri
C'è poco da fare.
Campo piccolo, campo medio, giusto o gigante: ogni avversario del Palermo, singolo e squadra, si ammazza la vita quando ha di fronte i rosanero.
Come il toro quando - durante quella bestialità che chiamano Corrida - vede rosso: ogni pallone diventa il sogno nel cassetto, l'amore da conquistare, il metro da percorrere per tagliare il traguardo.
È sempre un campo di battaglia e quindi sempre si deve battagliare: con i mezzi leciti - tecnica individuale, abilità tattica, forma atletica e condizione mentale - e con quelli meno leciti - saper essere smaliziati, furbi e “sporchi” in questa categoria rende le cose più facili.
“Essere più brutti per essere più belli”. Pergolizzi, che “è un cattivo comunicatore” (Sagramola dixit), a questo giro invece comunica forte e chiaro: bando ai leziosismi dei singoli, ché alla fine, in questo inferno chiamato Serie D, non ti portano che a sbattere su muri fatti di fango e polvere di periferia. Lo aveva detto anche Gianni Ricciardo, il quale avendo messo a segno 47 gol in 94 presenze tra i dilettanti, quando parla di questa categoria andrebbe ascoltato attentamente: qui si vince giocando da provinciali. Perché di calcio di provincia si tratta.
È, tra l’altro, l’atteggiamento più coerente con il gioco latitante di questo Palermo, che continua a vincere mai convincendo. Finché dura… guardare la classifica e sorridere. E come farla durare? Anche qui è Pergolizzi che risponde: eliminando la paura dettata dal fatto che “ama a binciri”. Altrimenti non si vince.
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