Bellinazzo, Sole 24 Ore: «Fondi, rischio per società di calcio»
La nostra intervista al noto giornalista Marco Bellinazzo, del “Il sole 24 Ore”, esperto in economia sportiva e autore del libro “Goal economy, come la finanza globale ha trasformato il calcio”,
di Cettina Pellitteri
Dopo le dimissioni da Presidente del Palermo Calcio, Maurizio Zamparini ha annunciato che a succedergli nella carica verrà nominato un membro e rappresentante di un fondo anglo-americano, che si è impegnato contrattualmente ad investire nei progetti del Gruppo Zamparini in particolar modo negli investimenti del Club.
Abbiamo chiesto al giornalista Marco Bellinazzo, del “Il Sole 24 Ore”, esperto in economia sportiva e autore del libro “Goal economy, come la finanza globale ha trasformato il calcio”, cosa significa, in termini concreti, la gestione di una Società di calcio da parte di un Fondo d’investimento.
«Significa che la proprietà non è di un soggetto fisico, ma appartiene ad un veicolo in cui sostanzialmente investono tutta una serie di persone che utilizzano questi soldi per fare investimenti su diversi asset, nel caso specifico questo fondo anglo-americano dovrà acquisire sia il Palermo, che una serie di attività della galassia Zamparini. Questo è il quadro dal punto di vista giuridico ed economico, sostanzialmente l’attività dei fondi si caratterizza perché ha una visione più speculativa che industriale. Questo significa che quando vengono investiti dei soldi su un asset, generalmente chi investe vuole un ritorno, vuole dei dividendi da ottenere in un arco temporale non lunghissimo, di solito si parla di un triennio o di un quinquennio.
Relativamente al Palermo ci sono due riflessioni da fare, la prima è che potrebbe essere molto positivo nell’immediato, il fondo dovendo offrire dei ritorni ai propri partecipanti, deve investire delle somme e quindi è molto probabile che vengano fatti investimenti importanti sulla squadra per garantire un mantenimento di un certo livello, la pronta risalita in Serie A e la sua permanenza. La nota negativa è che questi fondi dovendo ottenere dei ritorni economici in tempi brevi, hanno un orizzonte temporale molto limitato e chiaramente se non dovessero esserci risultati, ad esempio se il Palermo non dovesse tornare in Serie A nelle prossime stagioni, il fondo potrebbe anche staccarsi da questo investimento, cercare altri asset e il Palermo potrebbe ritrovarsi con problemi finanziari più gravi di adesso».
I fondi d’investimento sono presenti nel mondo del calcio già da qualche anno, con esempi più o meno virtuosi. L’acquisto dei cartellini dei giocatori, girati poi in prestito ai club rappresentano una violazione della dalla circolare n. 1464 della Fifa. L’acquisizione di società calcistiche potrebbe essere un modo di aggirare tale norma?
«I fondi che prima operavano in TPO stanno acquistando club satelliti e squadre minori per fare transitare i giocatori ed aggirare la norma. Nel caso del Palermo, il problema è capire di quale fondo stiamo parlando, perché chiaramente se dovesse essere un fondo tradizionalmente collegato a procuratori o altri soggetti che operano attraverso le TPO, si potrebbe anche avere questo sospetto. Se si tratta invece di un fondo d’investimento “normale” che opera anche in altri comparti economici parliamo naturalmente di tutt’altro. Di chi si tratta lo dirà Zamparini al momento della cessione, c’è infatti una norma federale che impone a chiunque compri più del 10% di un club di palesarsi e di produrre una serie di documentazione e garanzie di solidità finanziaria. Nel momento in cui ci sarà il passaggio di proprietà sarà inevitabile sapere chi sono questi soggetti che partecipano a questo fondo e capire quali sono i loro progetti».
Attualmente il fondo più famoso è quello della Doyen Sports Investments, che opera soprattutto in Spagna, Portogallo ed Olanda, un sistema piramidale che oltre a controllare il mercato dei giocatori a livello mondiale, di fatto determina le sorti delle società calcistiche. Il calcio moderno si avvia dunque ad essere controllato da un sistema oligarchico? Il tifoso che ruolo avrà in questo business multimiliardario?
«Paradossalmente, il tifoso avrà un ruolo sempre più centrale, le tifoserie che seguono le squadre sono i “clienti” che qualsiasi Azienda vuole conservare, vuole fare in modo che stiano meglio e comprino i loro prodotti. Si profila una sorta di comparazione del tifoso in cliente e consumatore dal punto di vista di Azienda calcistica. E’ evidente che tifosi hanno un’altra considerazione di se stessi molto diversa che è legata più alla parte dei sentimenti e più passionale, io però credo che l’unico modo di conservare competitività è trovare un equilibrio fra le due realtà. Del resto lo sviluppo finanziario del calcio è una realtà, non ci si può opporre e si deve cercare invece di stabilire delle regole chiare e precise che permettano di tutelare sia i club che i tifosi. Ed è quello che si fa con il fair play finanziario introdotto dalla Uefa».
Quanto è pericolosa, per un società di calcio, l’acquisizione o la collaborazione economica con questi fondi d’investimento?
«E’ certamente un rischio, ci sono squadre che sono state sanzionate come il Palmeiras, come dei club olandesi, diciamo che è assolutamente un territorio minato nel momento in cui va contro quelle che sono le normative Fifa. Il problema non è demonizzare i fondi d’investimento in quanto tali, premetto che noi non sappiamo ancora che tipo di fondo comprerà il Palermo, quindi non sappiamo se è un fondo d’investimento chiamiamolo “calcistico” o se è un fondo d’investimento “generalista”, per ora Zamparini dice solo che è un fondo Anglo-Americano, vedremo come si paleserà. Detto questo, secondo me, la Fifa ha mancato una grande occasione perché un divieto assoluto, nel 2014, per le TPO, ha in qualche modo buttato fuori dal sistema tutti quei soggetti che volevano avvicinarsi al mondo del calcio in maniera del tutto regolare. Sarebbe stato più utile dettare delle normative di trasparenza, più specifiche per sapere a chi appartengono i fondi, quali sono le loro risorse e chi sono i giocatori che controllano. In questo modo si sarebbero evitati tutti i rischi che vengono collegati alle TPO; con un divieto secco si è lasciato, a mio avviso, lo spazio a quei soggetti che sono magari abituati ad operare più “borderline” e trovano poi vari escamotage per aggirarlo».
Zamparini ha dichiarato che resterà nel CDA del Palermo come consulente, in quanto – ha spiegato durante un’intervista – la nuova proprietà non capisce un cavolo di calcio. Quali, dunque, potrebbero essere gli scenari futuri del Club?
«Parliamo di uno scenario ipotetico perché non conosciamo ancora la natura del fondo e come l’operazione poi verrà congegnata. Se dobbiamo pensare all’ipotesi migliore, a quella che dovrebbe essere, non possiamo non pensare al fatto che il Palermo debba dotarsi di tutte quelle strutture che sono ormai indispensabili per fare business nel mondo del calcio. Mi riferisco naturalmente al centro sportivo di proprietà, nel quale far crescere giovani talenti da utilizzare o da rivendere, e allo stadio, che al di là di essere o meno di proprietà, deve essere uno stadio di qualità, con una serie di servizi che sono scontati in quasi tutta Europa e che invece da noi rappresentano ancora dei casi isolati».
Redazione