Più forti di tutto: il 2020 del Palermo
Il Palermo segna poco, perché Rizzo Pinna non gioca, le critiche all’operato di Pergolizzi, i battibecchi con il Savoia, i gol del “tagliagole” Sforzini. Si chiude questo 2020 iniziato così, al giro di boa della Serie D e dove si pensava solo a giocare a calcio, a conquistare quella Serie C che significava tornare fra i professionisti. Nel frattempo iniziavano le prime riunioni per il progetto centro sportivo nonché il countdown per il Museo del “Renzo Barbera”, l’azionariato popolare entrava per la prima volta in società, nasceva la polisportiva virtuale e si rifletteva sulla concessione dello stadio.
Poi è arrivato lui.
I primi rinvii di gare in Lombardia e Veneto, lo spettro che si abbatte anche nel capoluogo siciliano con i casi dei turisti bergamaschi, il rischio di Palermo-Nola a porte chiuse poi sventato ma che diventa realtà nella giornata successiva contro il Corigliano. Partita che non si giocherà mai.
Di calcio si parla sempre meno a scapito di DPCM e CTS, iniziano le resse per comprare mascherine e igienizzanti, spuntano le prime autocertificazioni. Fase 1, fase 2, fase 3: è iniziata la pandemia. Si chiude tutto.
Partono gli hashtag #iorestoacasa e #celafaremo. Dai balconi si sentono l’inno d’Italia, “Nel blu dipinto di blu” e l’inno del nuovo Palermo targato Hera Hora. L’Italia si sente unita come non mai. Anche noi proviamo a fare il nostro e, fra bollettini e conferenze stampa di Conte, nascono “ForzaPalermo che fa cose”, “Operazione Nostalgia Rosanero”, le dirette insieme ai tifosi. Si prova a far passare in allegria un tempo che sembra in realtà non passare mai.
Il 20 maggio si chiudono i campionati dilettantistici, tre giorni dopo il Palermo è formalmente in Serie C. Una gioia che gioia non è, senza festeggiamenti e con il paese che straziato dal “maledetto” inizia una lenta ripresa. Feste interrotte anche dalle dimissioni, come un fulmine a ciel sereno, il 26 maggio del vice-presidente Tony Di Piazza ovvero l’inizio di una frattura che si rivelerà poi insanabile. Inizia quindi la programmazione della nuova stagione fra tanti dubbi e poche certezze, come la mancata riconferma di Rosario Pergolizzi in panchina. Iniziano a circolare i primi nomi di allenatori e partono le indiscrezioni di un calciomercato mai così anomalo, con i campionati professionistici che nel frattempo sono ancora in corso.
Per avere la conferma ufficiale della promozione bisogna aspettare l’8 giugno, data quantomai singolare che coincide con la mancata iscrizione dell’U.S. Città di Palermo l’anno prima. Caserta, Toscano, Rossi ma alla fine in panchina arriva il sogno mai nascosto della società ovvero Roberto Boscaglia, il top player della campagna acquisti rosanero. Nel frattempo la storia si ripete e i rosa abbandonano la sigla S.S.D: bentornato Palermo F.C., vecchi valori nuova gloria.
Il 24 agosto inizia il ritiro blindato di Petralia con pochi giocatori e con la stampa al lavoro nel curvone della statale. Barbera si, Barbera no: il rischio di non giocare nel proprio stadio viene sventato al contrario di quello del Tenente Onorato, che dopo tanti anni non è più la seconda casa dei rosa.
Dopo quasi sette mesi, il 27 settembre, si torna in campo. Teramo-Palermo, l’amaro inizio dell’avventura dei rosa in Serie C. Il Palermo, quel maledetto, l’ha sentito tutto con una preparazione precaria, tanti giocatori arrivati in ritardo, nessuna amichevole e qualche errore nella programmazione della stagione. Stagione che va avanti come la storia, che a novembre tocca quota 120 come la briscola e che ancora una volta dimostra come il Palermo cade ma alla fine non muore mai.
Il maledetto intanto è tornato a far paura, in Sicilia più forte di prima, e a farne le spese sono i giocatori rosanero. 15 positivi, partite rinviate, lo scempio contro il Catania con il solo portierino Matranga in panchina. Punti persi, fatica, caduta e una risalita a metà che adesso vede i rosa decimi, ben al di sotto delle aspettative. A conclusione di un anno disgraziato la fine definitiva del rapporto fra Mirri e Di Piazza, con l’ex vicepresidente che saluta in via ufficiale sbattendo la porta.
Per il Palermo il 2020 si chiude con i primi obiettivi del progetto targato Hera Hora raggiunti e con la compagine rosanero impegnata ad affrontare le difficoltà della Serie C, affacciandosi al 2021 con un centro sportivo in arrivo e con la speranza del nuovo, ennesimo volo di risalita dopo un inizio di campionato stentato. Di fronte agli stenti e alle gioie spezzate rimarrà sempre l’immagine della storia che si ripete, ciclica come sempre attraverso quei colori bianco e azzurro che, anche se non torneranno più, rimarranno per sempre.
Manca in tutto il testo una parola, scelta volontaria perché serve per concludere il sunto di questo anno disgraziato: Coronavirus.
Di fronte alla sofferenza di un mondo piegato dalla pandemia, guardando indietro questo 2020, di calcio rimarrà ben poco. Ma a tutti noi questo 2021 porterà, con il tempo, la sensazione di aver rivalutato l’importanza di tante cose date per scontate come la vicinanza dei propri affetti, il valore della vita, la speranza di un futuro migliore. E per chi è amante di questo sport la conferma che anche nei momenti più neri si può trovare, sempre, un poco di rosa.
Redazione