Palermo, un accanimento terapeutico perseverato e pericoloso
Ad inizio anno sportivo, questa estate, si era detto che l’obiettivo del Palermo fosse “migliorare quanto fatto l’anno precedente”, che tradotto (dato che Serie A non si può dire) significa quantomeno finale playoff o quinto posto. A metà febbraio si può affermare che, a meno di clamorosi colpi di scena, tutto ciò avverrà difficilmente. Tra le tante variabili che stanno influenzando un’annata fallimentare (la scelta di De Sanctis, un mercato estivo incomprensibile, un mercato di riparazione buono ma incompleto) comincia a pesare non poco l’accanimento terapeutico che la società sta mettendo in atto nei confronti della guida tecnica di Alessio Dionisi.
Si deve per forza parlare di accanimento terapeutico, perché il Palermo non migliora da ormai tre mesi. Da quando si è scelto di cambiare assetto tattico i rosa si sono involuti (e non era facile fare peggio di prima), concedendo di fatto due gol a partita e vincendo pochissime gare. Appare chiaro, ormai, che il mister abbia perso la bussola, e che difficilmente il Palermo saprà rialzarsi e concludere il campionato di slancio, tanto che moltissimi tifosi oramai sperano soltanto di fare quei punti necessari a salvarsi (parlare di salvezza appare paradossale ma realistico) per “staccare la spina” e ricominciare l’anno prossimo. Non ci si può più appellare alla casualità: è chiaro che il Palermo non cresce, cosa si spera di ottenere aspettando ancora prima di prendere provvedimenti? Che la situazione diventi ancor più problematica? Questo è pericoloso.
Oltre ad essere pericoloso, è un accanimento perseverato. La situazione, infatti, ricorda molto quello che successe appena una stagione fa con mister Corini. L’ex allenatore rosanero (facendo tra l’altro molti punti in più di adesso) venne tenuto in sella dopo una serie gare in cui era chiaro che non ci fossero le condizioni per andare avanti, venendo sollevato dall’incarico tardivamente, con il risultato che i rosanero conclusero la stagione in maniera scialba e arrivando ai playoff senza la forza giusta per giocarseli davvero. È evidente che quella lezione non è bastata.
Il messaggio che passa, a questo punto, è che vada bene così. Pur non volendo avvalorare la tesi che si debba seguire sempre il sentire popolare, arrivare a vedere in due anni un intero stadio che urla contro il proprio tecnico è uno spettacolo di cui certamente si può fare a meno. Il coraggio che è mancato alla società rosanero nel prendere una decisione forte a gennaio sarebbe il caso che venisse fuori adesso: il Palermo rischia seriamente di non disputare i playoff, o addirittura peggio. In vista delle valutazioni estive, che si spera riguarderanno anche i vertici decisionali della società rosanero, sarebbe consigliabile provarle tutte prima.