Non solo Zamparini: l'esonerite dilaga
Forse non dovremmo nemmeno stupirci di fronte all'andirivieni di allenatori nel Palermo di Zamparini. E siccome i fuoriclasse sono tali nel bene come nel male, il Presidente è di certo la massima espressione di una pratica, quella dell'esonero facile, che però in Italia ha trovato sempre lo spazio per manifestarsi. Oggi più di ieri, la serie A si distingue per l'abuso di cambi in corsa e per la mancanza di azioni strutturali che sappiano dare il principio ad un progetto che duri più di due mesi.
E invece, anche quest'anno il valzer è cominciato presto. Il tecnico del miracolo sportivo del Carpi, Castori, viene cacciato e dopo quattro partite richiamato, così, per testare la miracolosità di Sannino; Delio Rossi porta il Bologna in A e infatti il ben servito arriva dopo ben dieci giornate, due in meno di Iachini, ma pensa!, che alla dodicesima (e al dodicesimo posto) prende sciarpa e cappellino e saluta tutti, a braccetto col blucerchiato Zenga, che ovunque vada, lascia sempre ricordi indelebili; dopo anni di lodi sconfinate, Mandorlini (verona) viene accantonato alla quattrodicesima giornata, record; la Roma ha ufficializzato il ritorno di Spalletti: i giallorossi di Garcia erano a un passo dal terz'ultmo posto, anzi no, quinti a cinque punti dalla zona Champions, qualificati agli ottavi della massima competizione europea; Mihajlovic ogni domenica sera spegne il cellulare e spera di non trovare un 'Ti ho cercato' di Berlusconi il giorno dopo, eppure dispone di mezza difesa del Milan delle meraviglie di Inzaghi, il centrocampo del Genoa e un attaccante e mezzo; alla seconda giornata Sarri e Allegri erano buoni per la Lega Pro e Giampaolo per la Promozione.
Salterà anche Ventura, magari anche Maran e Reja, chissà come finirà a Schelotto...
Perché è un'attitudine del nostro calcio, un vizietto che sa di scommessa e, a volte, un piacere personalissimo dei presidenti.
Sono già sette i cambi di allenatore in questa stagione, quanti quelli di tutto lo scorso campionato. Ci vogliono impegno e dedizione, una buona dose di audacia e poca, pochissima lungimiranza: solo così si può arrivare ai diciotto esoneri del 2012.
Forza presidenti, il girone di ritorno è lungo ed impervio.
Nella foto di Pasquale Ponente, l'ultima "vittima" rosanero: Ballardini.
Redazione