Goldaniga superstar, ma non bruciamolo

Tanti complimenti per il difensore che ha giocato bene da titolare con Lazio e Juve. Ma troppi elogi creano pressione.

Goldaniga superstar, ma non bruciamolo

Quando un calciatore giovane scende in campo e fa tutto ciò che è nelle proprie capacità, va certamente lodato e incoraggiato. Sì, magari per ventiquattro ore, e non per due settimane. Perché l’elogio frettoloso e ripetuto diventa presto un vizio.

Edoardo Goldaniga ha da poco compiuto ventidue anni, è alla quinta presenza in serie A dopo due stagioni di gavetta nelle serie minori; a Perugia ha dimostrato di avere carattere, intelligenza tattica e ottime doti atletiche, che gli hanno permesso di diventare un punto fermo per il tecnico Camplone.

A Palermo, con Iachini, non ha goduto della stessa fiducia: poco più di quarantacinque minuti di gioco in dodici partite. Le apparizioni, a tratti appena sufficienti e spesso allarmanti, di Andelkovic e El Kaoutari non bastano a convincere il mister ad impiegare il giovane centrale. Goldaniga gioca la prima da titolare contro la Lazio, dopo il cambio in regia, e gioca bene. Di nuovo nell'unidici iniziale contro la Juventus, e gioca bene. Insomma: gioca bene.

Ora, sarà la nostalgia dei picciriddi che a Palermo arrivano, vengono nutriti e crescono tanto da diventare top players, sarà che bisogna riempire gli spazi di siti e giornali, ma una cosa è certa: si sta caricando il ragazzo del peso eccessivo derivante da quella pressione mediatica che ha già disturbato tanti talenti in fiore.

Diventerà un gran difensore se con calma, in un contesto sereno e con le giuste motivazioni potrà esprimere il proprio potenziale, perché forse è più nociva la frenesia dell'elogio, che quella della critica.

Non bruciate Goldaniga.