NO ALLA CENSURA

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Perché oggi tocca ad un imbecille, domani magari a te.

 

Per parlare del trambusto mediatico generato negli ultimi giorni dagli scritti e dalle parole del direttore di Libero, Vittorio Feltri, si dovrebbe partire da un assunto che andrebbe declinato con forza: oggi, da questa parte della barricata, quella offesa e denigrata su uno sfondo razziale, dobbiamo urlare gentilmente un deciso NO alla censura.

 

VERGOGNOSO FELTRI: "IL SUD MERITA UNA BRUTTA FINE"

 

Da più parti, invece, sugli schermi social leggiamo istinti censori che, scintille dal fuoco della giusta rabbia, vogliono mettere un bavaglio a chi, come Feltri, continua ad offendere un intero pezzo d’Italia.

E invece diciamo no alla censura, che oggi mette il muto alla denigrazione feroce e gratuita, e però domani a chissà cos’altro.

 

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D’altronde ci sono diverse vie per rispondere per le rime: una, per esempio, l’ha regalata Dante settecento anni fa: Non ragioniam di loro, ma guarda e passa. Soprattutto perché non è la prima volta, e non sarà l’ultima che Vittorio Feltri aizzerà i suoi lettori, ascoltatori, seguaci, a costruire muri di rabbia che vogliano dividere anziché unire.

 

Dispiace, certo, in un’epoca che sarà sulle pagine di storia che studieranno i nostri nipoti. Giorni intensi, tragici, in cui più forte di ogni altro sentimento è stato quello della solidarietà. Allora, mentre Milano e Bari, Napoli e Verona, Bergamo e Palermo si abbracciano in un unico grido: Aiutiamoci!, il veleno sobillatore di un giornalista, che sia Feltri o chi introduce un servizio parlando di quotidiana gambizzazione nel Sud Italia, va derubricato a quello che è: parola e pensiero fuori dalla storia.

 

BERGAMASCO SI SVEGLIA DAL COMA A PALERMO: "MI TATUO LA SICILIA SUL CUORE"

 

Chi della storia è protagonista, perfetto significante di questa “nuova vita”, è quel paziente bergamasco, entrato in coma nella sua città e risvegliatosi qui, a Palermo, grazie alle cure dei medici siciliani.
Quella Sicilia tatuata sul cuore di un cittadino di Bergamo è l’unico simbolo, l’unico segno che possa guidarci nella lunga e tortuosa strada verso la rinascita.

 

 

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