Fase 2: dal 4 maggio progressiva riapertura
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Alla luce degli incoraggianti dati del contenimento della pandemia nel territorio regionale, visti i tassi di occupazione dei posti ospedalieri e della capacità ricettiva dell'intera rete ospedaliera siciliana delle terapie intensive, alla verifica dell'adeguata capacità di monitoraggio, inclusa la capacità di effettuare test diagnostici su vasta scala per individuare e monitorare la diffusione del virus, combinata al tracciamento dei contatti e a valutazione dell’efficienza e della efficacia del sistema di monitoraggio e gestione territoriale (Usca-Mmg-Pls-118) è plausibile prevedere che la graduale riapertura possa ragionevolmente partire dalla data del 4 maggio con le attività a più basso rischio.
È la relazione del Comitato tecnico scientifico per l'emergenza Coronavirus in Sicilia inoltrata al presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, al termine di un intenso confronto durato più di 48 ore.
Quindi? Proviamo a fare chiarezza parafrasando il pensiero del Comitato tecnico scientifico.
In tal senso una cosa è certa: i dispositivi di protezione individuale diventeranno accessori comuni nella vita di ciascuno. In particolare potrà mutare il modus a seconda delle professioni e dei comportamenti quotidiani, ma saranno comunque pertinenze della nostra persona in tutto l’arco della giornata.
In merito alla progressiva riapertura gli esperti evidenziano “che non tutte le attività lavorative espongono lavoratori e utenti allo stesso rischio di contagio, ma che esso dipenda dal tipo di attività svolta, dal relativo ambiente di lavoro e dalla necessità/possibilità di contatto con soggetti potenzialmente Covid-positivi”.
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Per quanto concerne l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale il Comitato tecnico scientifico regionale ispirandosi alle linee guida fornite dall’Osha e ricalcate dall’Aidii (Associazione italiana degli igienisti industriali) ha individuato determinate categorie di rischio corrispondenti a fasce di lavoratori, classificandole in quattro livelli: basso, medio, alto e molto alto. All’ultimo stadio più alto ovviamente appartengono medici e tutto il personale sanitario. Oltre a tali categorie sono considerati a rischio anche quei lavoratori impegnati nelle operazioni di pulizia/sanificazione in presenza di pazienti Covid-19 negli ambienti ospedalieri, ma anche operai funebri coinvolti nella preparazione (ad es. per sepoltura o cremazione) dei corpi delle persone positive o sospette di Covid-19 al momento della loro morte.
Inoltre nei posti di lavoro in cui i lavoratori sono esposti a un rischio medio di esposizione, i datori di lavoro dovrebbero incrementare dei controlli tecnici come l’installazione di barriere fisiche “anti-respiro”.
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Mentre in conclusione sono considerati a basso rischio colori che sono impiegati in lavori che non richiedono il contatto con persone sospettate o note per essere contagiati da Coronavirus, né hanno di consueto contatti ravvicinati (distanza di almeno un metro) con il pubblico e con altri colleghi. Per queste categorie il Comitato prevede “l’implementazione di una corretta igiene e pratiche di controllo dell’infezione tra cui un corretto lavaggio delle mani (sia da parte dei lavoratori, che degli utenti) tramite un luogo in cui lavarsi le mani (se sapone ed acqua corrente non sono prontamente disponibili, devono essere fornite soluzioni idroalcoliche, con alcol superiore del 60 per cento), incoraggiare un'adeguata etiquette respiratoria per tosse e starnuti, scoraggiare i lavoratori dall’utilizzo di postazioni e materiale di lavoro utilizzato dai colleghi. Sviluppare politiche e procedure per una pronta identificazione ed isolamento delle persone malate tramite automonitoraggio dei sintomi”.
È su queste basi che il Comitato tecnico scientifico valuterà la prossima Fase 2. Inoltre per gli esperti rimane di primaria importanza assicurare la possibilità di porre in essere test diagnostici su vasta scala per individuare e monitorare il diffondersi del virus.
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Redazione