DIEGO

DIEGO

Amico mio guarda cosa ho trovato nel cassetto dei ricordi più preziosi. È la tua numero 10: l'ho presa a Napoli, durante la gita scolastica, una vita fa. Maradona non è soltanto il calciatore più grande di tutti i tempi, il genio che vive nell'eterno ossimoro del tormento, Lui è, in quanto tale, punto.

Diego è la dimostrazione di come gli ultimi con il talento possano ambire al sogno. Diego non è soltanto Napoli, è la parafrasi di come il Sud del mondo possa riscattare se stesso nonostante più martoriato e dolente del Nord. Diego è la rivincita dell'utopia sul materialismo economico. Diego è un dipinto in grado di rendere felice un popolo intero, una rivalsa sociale.

 

Per questo Diego Armando Maradona è il più grande. Forse per quello spirito esposto a raccontare le sue fragilità, la vita come una missione: ogni vittoria riflessa alla sua gente come eredità da custodire nel firmamento. La poesia raccontata nel tempo: un uomo quindi in cui il compimento del gesto diventa discordia dell'esistenza, in una vita attraversata dal tormento dell'essere. Perché capita che una persona distante, realisticamente irraggiungibile, possa starci accanto riuscendo a placare la paura insita nella "solitudine delle nostre esistenze".

 

Non ti ho conosciuto di persona ma ti ho amato tanto, prima in un campo di calcio ora quotidianamente in quello che anche grazie a te è il mio lavoro. Di Te, caro Diego, ricordo USA '94, quando la fragilità iniziava a chiedere conto al tuo talento. Quella gracilità d'animo che - nonostante la tua immensa aurea - ti ha reso simile alla tua gente.

Sei (stato) tutto, non ce la faccio proprio a coniugare il verbo al passato, ma in un mondo della (falsa) perfezione sei stato semplicemente te stesso. Diego, eccolo... Eccoti qua.


 

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