L'infermiera della foto simbolo: «Avevo paura di non farcela»

L'infermiera della foto simbolo: «Avevo paura di non farcela»

 

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Un periodo di piena emergenza sanitaria e non solo quello che sta vivendo il mondo intero. Il Covid19 ha messo a dura prova tutti quanti, soprattutto coloro che in questi mesi stanno lavorando in prima linea per salvaguardare la nostra salute.

 

I decessi sono tantissimi, molti dei quali di medici, infermieri e operatori sanitari che ogni giorno rischiano per salvare le vite.

 

Tra le storie simbolo di questa maledetta emergenza, anche quella dell’infermiera ritratta, sfinita, mentre riposa su una scrivania. Proprio quell’infermiera, Elena Pagliarini, sta guarendo definitivamente da quel virus che combatte ogni giorno.

 

A raccontarlo, proprio lei a Repubblica:

 

 

«Mi sono spaventata moltissimo. Ho preparato la borsa per l’ospedale. Avevo una grande paura di dover andare in barella, di dover essere intubata. Non ci potevo pensare. Molti degli altri non lo sapevano ma io conoscevo che cosa è quella malattia».


 

ISOLAMENTO
«Ricoverata in ospedale? No, sono riuscita a curarmi a casa e per fortuna sono guarita. Sono stata male ma l’ho superata. Adesso, se tutto va bene, finirò la quarantena».


RIFLESSIONI
«Sono contenta che attraverso la fotografia di quella sera molti si siano resi conto di quanto può essere importante il lavoro di noi infermieri. Purtroppo prima dell’epidemia molti non avevano una grande opinione del personale, medici e infermieri, che lavora negli ospedali. Attraverso la storia del coronavirus l’Italia ha capito il nostro lavoro e quanto sia decisivo».


SIMBOLO
«Sì sono un simbolo. E se serve va bene così. In fondo non succede a tutti di diventare famosi. Anche se non avrei voluto che capitasse così».
 

LA FOTO

«Era l'8 marzo, le 6 di mattina, la Festa della donna - ricorda Elena, 43 anni, dal 2005 in ospedale -. Durante la notte era successo di tutto, una notte fatta di corsa tra i letti dei pazienti gravi che con i loro sguardi angosciati chiedevano aiuto e non capivano cosa stesse succedendo. Avevo anche pianto».

 

RIENTRO E FUTURO

«Non vedo l'ora di tornare in mezzo ai miei colleghi e alla mia professione, una professione che adoro. Tutti i giorni si rischia, ma è il mestiere che ho scelto, una scelta di cui sono fermamente convinta. Mi spaventa, invece, psicologicamente l'idea di incontrare gli sguardi che ho visto quella volta. Non li dimenticherò mai, mai. Ho ancora tanta angoscia nel mio cuore. Ho perso degli amici e il papà di uno di loro. Quando tutto questo finirà, dovremo guardarci intorno e vedere chi è rimasto. Ho paura che mancherà qualcuno di cui non mi sono accorta».

 

 

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