Scruterà con particolare attenzione il prossimo impegno della squadra dalla tribuna, ma in ogni caso la partita contro il Genoa rappresenterà l'alba di una nuova era in quel di Palermo,
l'inizio del nuovo corso targato Guillermo Barros Schelotto. Un sudamericano sulla panchina siciliana: un binomio, quello tra l'albiceleste e il rosanero, difficilmente rintracciabile nella storia della società di
Viale del Fante.
L'ex attaccante capace di far tremare in passato la gloriosa
Bombonera, infatti, è soltanto
il quarto tecnico argentino ad allenare all'ombra di Monte Pellegrino. Il primo, in rigoroso ordine cronologico, è stato
Santiago Vernazza, altro ex bomber entrato ben presto nei cuori della tifoseria palermitana a suon di gol (51 in 115 presenze ufficiali dal 1957 al 1960). Professionista impeccabile e talento da palati sopraffini: qualità, queste, che gli hanno permesso di ottenere diversi riconoscimenti, tra cui il titolo di miglior calciatore rosanero del secolo conseguito nel 2000. Prima di trasferirsi al Milan nella stagione 1960/1961,
Ghito (questo il suo soprannome), ancora calciatore, prese il posto di Cestmir Vycpalek (esonerato poco prima che i giocatori scendessero in campo) per volere dell'allora segretario del Palermo Totò Vilardo, sedendosi in panchina per una sola giornata e portando i suoi ad un prezioso pareggio contro l'Inter (3-3 il risultato finale).
Era il 15 Maggio 1960.
Il nome di
Oscar Montez richiama, invece, le imprese del campionato 1961/1962.
Era il Palermo di Mattrel e Burgnich, di Malavasi e Fernando, una compagine ben costruita e capace di conquistare un ottavo posto da record (prima delle imprese degli anni 2000). Sulla panchina rosanero lo stesso Montez e Remondini, protagonisti di una problematica convivenza. L'allontanamento del veronese dopo il match vinto contro l'Udinese (il primo tassello di un ciclo di cinque successi consecutivi) grazie alla rete siglata dallo svedese Rune Borjesson permetterà all'argentino di Buenos Aires di guidare in solitaria la compagine siciliana (fino al ritorno di Remondini e alla lite furiosa tra i due prima di Juventus-Palermo che lascerà senza un legittimo proprietario la panchina).
Non rievoca, invece, momenti felici la figura di
Antonio Angelillo. Argentino di nascita, interista d'adozione, prima di approdare in Italia giocò tra le fila del Boca Juniors così come l'attuale tecnico dei rosanero Guillermo Schelotto. Con la maglia nerazzurra stabilì un record rimasto ancora oggi imbattuto nei campionati a diciotto squadre: nella stagione 1958/1959 realizzò, infatti, 33 reti in altrettante presenze. Appesi gli scarpini al chiodo, intraprese la propria avventura da allenatore che lo portò in Sicilia nel 1986.
Un annata disastrosa (Angelillo fu esonerato e sostituito da Fernando Veneranda)
che si concluse con il sedicesimo posto in Serie B e con una salvezza acciuffata per i capelli. Nonostante la permanenza nella serie cadetta guadagnata sul campo, la società sarà, comunque, costretta a ripartire dalla C2 a causa dello scandalo calcioscommesse.
Marco Torretta