Comincia l'era Corini: Come sarà il suo Palermo?
Corini comincia la sua storia rosanero da allenatore. Qui le sue idee calcistiche per immaginare il Palermo che verrà.
Archiviata (anche se a Palermo non si può mai sapere...) l'era di mister De Zerbi (che, al netto delle mancanze societarie di cui non ha colpa, ha pagato il fatto di volersi incaponire in un'idea di calcio non adatta al materiale tecnico che più volte si è rivelata fallimentare) si riparte da Eugenio Corini, uno dei più grandi leader, se non il più grande, che il Palermo abbia mai avuto nella sua storia. Una scelta figlia della necessità di provare a cambiare un'inerzia sempre più sfavorevole, ma anche del tentativo di ricucire lo squarcio, sempre più profondo, che si è creato tra società e piazza.
Corini nella sua carriera ha ottenuto due salvezze consecutive nelle stagioni 2012/2013 e 2013/2014 con il Chievo, subentrando in corsa in entrambe le occasioni: sa dunque cosa serve per raddrizzare una situazione sfavorevole. Ma come cambierà esattamente il Palermo con l'avvento del "Genio" in panchina, sotto il profilo tattico?
La premessa fondamentale è che nel calcio di Corini, schemi e moduli non sono figli di un'idea preconcetta ma di una scelta effettuata per valorizzare al meglio in un sistema collettivo le caratteristiche individuali dei giocatori e sfruttarle al meglio in partita. Corini non ha dunque un sistema di gioco di riferimento: il modulo viene scelto in base ai giocatori e all'avversario di turno. Da ottimo playmaker qual è stato, Corini sa bene che il pallone non va mai buttato ma, come insegnano due suoi grandi ex allenatori come Delneri e Guidolin, guai a non prendersi gli spazi che gli avversari ti concedono. In questo senso è lecito attendersi dunque un Palermo non eccessivamente sfrontato ma certamente aggressivo e non rinunciatario. In fase difensiva invece l'aggressività che deve connotare le piccole squadre nel recupero del possesso sarà in un qualche modo mitigata dalla necessità di non perdere le posizioni in difesa. Si dunque alla pressione sull'uscita del pallone e al pressing ai centrocampisti per togliere tempi di gioco o direttamente la sfera , no all'aggressione frontale con i difensori e all'annesso rischio di scoprirsi troppo.
Corini è dunque un allenatore molto pragmatico e il pragmatismo è una dote fondamentale che a questo Palermo serve come il pane. Certamente l'ex numero 5 rosanero ha ( e sa bene di avere) a disposizione un tempo limitato, che comincerà effettivamente a scorrere dopo la gara contro la Fiorentina, per trovare una quadra tecnica e soprattutto recuperare mentalmente giocatori che nelle ultime uscite sono apparsi decotti, ma tra i tecnici che si potevano ingaggiare, Corini, per competenze e storia personale, è senza dubbio il più adatto per tentare l'impresa a cui il Palermo sarà chiamato per salvarsi.
Redazione