CLOSING PALERMO - Senza fine, tu sei un attimo senza fine
Senza fine,
tu sei un attimo senza fine.
E noi ogni giorno corrompiamo le tastiere, ché ci diano parole buone per raccontare, descrivere e commentare questa benemaledetta cessione del Palermo, quando già nel ‘61 Gino Paoli lo scriveva e lo cantava: Non hai ieri, non hai domani, tutto è ormai nelle tue mani.
Quasi sessanta anni fa, quando la parola ‘closing’ da queste parti non era mai stata nemmeno pronunciata.
Oggi invece a Palermo è nel lessico della nostra quotidianità.
Sin dal risveglio della mattina, al bar: caffellatte e closing, grazie; a pausa pranzo: un closing al volo e si torna in ufficio; nei momenti romantici: amore, sei più bella del closing del Palermo; in macchina, nel traffico, nervosi: hai la faccia come il closing.
Senza fine,
trascini la nostra vita
senza un attimo di respiro.
Senza un attimo di lucidità, un frammento di chiarezza.
È un valzer stonato: proviamo a ballarci su, ma ci pestiamo i piedi. Perché d’improvviso cambia il ritmo, la tonalità, perfino la melodia.
È una cordata scordata, anzi è un fondo senza fondo; è quotata qui, anzi lì; ha sede là, anzi qua;
al massimo trenta giorni, anzi a breve; 100 ore, anzi 200, anzi 35; il closing è già fatto, anzi ci siamo quasi; io resto, non resto - “mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?” -;
non ci metto più piede, anzi farò il consulente, il consigliere, il megadirettore galattico.
Sei un attimo senza fine,
non hai ieri non hai domani.
E che si può fare, se non a braccia conserte aspettare il prossimo lampo, il prossimo tuono, un altro temporale?
Che si può fare, se da Riad a Rio de Janeiro, da Pechino a Chicago, da New York a Londra giungono offerte ridicole e mascalzoni e non uno straccio di garanzia?
Non m'importa della luna
Non mi importa delle stelle
Tu per me sei luna e stelle
Tu sei per me sei sole e cielo
Tu per me sei tutto quanto
Tutto quanto voglio avere.
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Redazione