Calaiò: «Vorrei finire la mia carriera come l'ho iniziata»
Il processo per il caso Parma è al momento sospeso, e la società gialloblù rischia seriamente di dover rinunciare alla serie A. Per i ducali infatti la Procura ha proposto una penalizzazione di due punti nel campionato di B appena concluso, e ad Emanuele Calaiò una squalifica di 4 anni e mezzo.
L'attaccante palermitano è intervenuto con queste parole al termine dell'udienza:
«Volevo sottolineare alcuni aspetti sulla mia persona. Non nego che ho passato un'estate infernale, orribile. È la prima volta in cui mi trovo dentro a queste mura. Non sono mai stato coinvolto in cose come queste e non mi aspettavo di finirci. Sono messaggi innocui, scherzosi, senza secondo fine, e non ho mai pensato minimanente di alleggerire l'impegno degli avversari. Ho passato due mesi orribili, sui giornali, come se fossi un criminale, a giustificarmi con i miei figli, con i loro compagni che gli mandano messaggi. È stato bruttissimo, non lo auguro a nessuno. Detto questo, ho 36 anni, sono a due anni dalla fiine della mia carriera. Ho fatto vent'anni di calcio, ho girato grandissime piazze, Napoli, Genoa, Siena, Catania, Spezia, Parma, e in tutte le piazze ho lasciato il segno. Non solo a livello tecnico, ma anche fuori dal campo. Ho giocato in piazze che sono state coinvolte in cose più gravi, e non sono mai stato toccato, sono uscito pulito e mai minimamente menzionato. Sono una persona corretta, pulita, i sette campionati vinti li ho vinti sul campo, e tutti i miei coompagni ed ex compagni sanno che tipo di persona sono, e mi dispiace che non ci sia lo Spezia qui oggi. De Col, Terzi, mi sono lasciato in buonissiimi rapporti, e speravo che loro ci fossero perchè avrebbero confermato. Vorrei finire la mia carriera - spiega Calaiò - come l'ho iniziata, dando tutto me stesso dentro e fuori dal campo, e non macchiata da queste situazioni che non mi appartengono. Faccio fatica anche a parlare, sono amareggiato, non pensavo di arrivare a questo punto perchè non ho fatto niente di grave, sono cose che non appartengono alla mia persona».
Redazione