Biffi, una bandiera e mille punizioni
Dario Romano
Undici anni in rosanero, dal 1988 al '99. Record di presenze che probabilmente non sarà mai superato: 321, inattaccabile. Quindici reti, quasi tutte su calcio di punizione. Era il suo marchio di fabbrica: una sorta di diritto divino acquisito grazie alla celebre cannonata che ci valse una salvezza contro il Monza nel 1994. Ma la maggior parte delle esecuzioni su calcio piazzato spesso finiva in curva. Se la pelota di Higuaín è stata avvistata presso Plutone, possiamo dire che gli anelli di Saturno sono composti dalle punizioni di Biffi finite alle stelle.
Milanese, cresciuto in rossonero, quando arrivò al Palermo di Rumignani aveva i capelli cortissimi e non immaginava che sarebbe diventato la bandiera per eccellenza del Palermo. Un baluardo difensivo di muscoli e cervello fino, dotato di una discreta tecnica che spesso lo vedeva uscire palla al piede per impostare l’azione: un libero d’altri tempi.
Riconoscibile in campo per la chioma divenuta riccioluta e per la stazza: facile vederlo fare a sportellate con gli attaccanti avversari. A Francavilla nell’89 una delle tante prove dell’irruenza caratteriale (otto giornate di squalifica).
“Biffi gol, Biffi gol…” è il coro che ci ha accompagnato per anni, anni di Serie C e B, poca roba per chi credeva di non poter mai rivedere il Palermo in Serie A, tanta roba per chi andava a vedere le partite in una “Favorita” che era una bolgia. E se quel pallone finiva alto poco importava...
Grazie Capitano: “Fino alla fine…” hai detto dopo quella celebre vittoria con la Pistoiese nel fango. Erano le tue battaglie, il tuo pane: “Quando nell’amore si smette di combattere, l’amore non c’è più”, sosteneva Soren Aabye Kierkgaard.
La foto è tratta da "Album rosanero", di Luigi Tripisciano (Flaccovio editore).
Redazione