Palermo, agire prima di dover reagire

Il Palermo chiude il primo blocco di Serie B da capolista con 13 punti su 15. Il 2-1 in rimonta contro il Padova conferma la forza dei rosanero, ma indica anche il prossimo passo: imparare ad agire prima di essere costretti a reagire.

Palermo, agire prima di dover reagire

di Giulia Bagnasco

Guardare la classifica dal punto più alto offre un vantaggio inestimabile: permette di osservare le imperfezioni non con l'ansia di chi deve rincorrere, ma con la serenità di chi vuole strutturarsi per vincere. Il Palermo chiude il primo blocco di campionato prima della pausa per le nazionali da capolista solitaria di Serie B, con 13 punti conquistati su 15 disponibili. È un dato solido e pesante, che merita di essere valorizzato senza riserve: quattro vittorie nelle prime cinque giornate rappresentano un rullino di marcia eccellente in un torneo logorante, a maggior ragione nel quinto anno consecutivo della società in questa categoria.

Il 2-1 in rimonta contro il Padova ottenuto sabato al "Renzo Barbera" racconta qualcosa di più profondo di una semplice vittoria da tre punti. Racconta di una squadra forte, ambiziosa, ma ancora impegnata a gestire una transizione delicata: quella tra il subire il contesto e l'imporre la propria voce.

Il Padova si è presentato imponendo un ritmo e un pressing asfissiante che hanno azzerato la consueta fase di studio con cui il Palermo prende le misure agli avversari. Il gol di Pastina al 7’, convalidato dal VAR dopo l'iniziale segnalazione di fuorigioco, ha sorpreso una squadra disordinata, lenta nelle uscite e passiva sulle seconde palle.

Per più di mezz'ora, al "Renzo Barbera" è andata in onda una versione dei rosanero quasi irriconoscibile, costretta a rincorrere una partita che rischiava di sfuggirle dalle mani prima ancora di essere cominciata. Quando i riferimenti tattici saltano sotto la pressione avversaria, il rischio non è soltanto sbagliare un passaggio, ma cedere l'iniziativa e compiere la scelta più pericolosa, ovvero lasciare che sia la partita a decidere per te. In questo scenario di stallo, la reattività e le parate di Fortin sono state l'argine decisivo per tenere il Palermo dentro la gara.

La scossa è arrivata allo scadere del primo tempo con il pareggio firmato da Dominic Vavassori su invenzione di Dennis Johnsen. Nella ripresa, senza stravolgimenti tattici ma con un atteggiamento fisico e mentale ben diverso, il Palermo si è riappropriato del campo. E quando la squadra torna a guidare il gioco, la qualità individuale fa il resto: all'83’ è stato ancora l'asse Johnsen-Vavassori a decidere il match, con il giovanissimo esterno bravo a controllare di tacco, saltare il marcatore e trafiggere il portiere sul primo palo per la sua prima doppietta in Serie B.

Ma qual è la reale natura di queste ombre in una squadra capace di vincere quattro gare su cinque? Se non si tratta di paura né di deficit di personalità, la risposta risiede in una questione più sottile: il Palermo possiede un'identità, ma non riesce ancora sempre a imporla quando il contesto cambia improvvisamente.

È una differenza importante. Avere un'identità significa sapere come si vuole giocare; imporla significa riuscire a farlo anche quando l'avversario prova a portarti su un terreno diverso. Contro il Padova, per oltre mezz'ora, il Palermo ha lasciato che fosse il ritmo degli altri a determinare il proprio. Poi, nella ripresa, ha ritrovato iniziativa, ordine e coraggio nelle giocate. Non ha dovuto diventare un'altra squadra: ha dovuto tornare a essere quella che è.

Forse è proprio questo il passaggio che il Palermo deve ancora compiere. Finora ha dimostrato di saper reagire. Adesso deve imparare ad agire. Ogni volta che qualcosa si è inceppato, la squadra ha trovato dentro la partita la forza per rimetterla sui propri binari. È una qualità preziosa, forse persino una delle più importanti per una squadra che vuole vincere. Ma in Serie B non sempre ci sarà il tempo, lo spazio o la possibilità di aspettare di essere messi alle strette prima di trovare la propria risposta.

La crescita passa allora da un'altra capacità: essere la squadra che determina ciò che accade prima che sia l'avversario a farlo. Non significa dominare ogni minuto né impedire agli altri di mettere in difficoltà il Palermo. Significa non avere bisogno della difficoltà per ritrovare intensità, lucidità e iniziativa. Perché reagire a una partita che si è complicata è una prova di forza. Imparare ad agire prima che si complichi è un altro tipo di maturità.

La pausa arriva allora nel momento migliore. Non c'è una squadra da correggere né un'identità da ricostruire. C'è una squadra che sta vincendo e che può utilizzare il tempo per rendere più stabile ciò che già funziona, imparando a riconoscere prima quei momenti in cui la partita comincia a portarla lontano da sé.

Perché a 13 punti su 15 non c'è nessuna emergenza da risolvere. C'è, semmai, una squadra che ha abbastanza risultati alle spalle da potersi permettere il lusso più utile: osservare le proprie imperfezioni prima che siano gli avversari a costringerla a farlo.