Beppe e Maurizio, i motivi della contesa

Dispetti e frecciate (chiare o camuffate). Già nel post partita del ko a Roma la situazione si era incrinata. E si torna ai ferri corti.

Beppe e Maurizio, i motivi della contesa

Cerchiamo di capire perché Zamparini e Iachini sono arrivati di nuovo ai ferri corti.

Zamparini. Non ha apprezzato le parole del tecnico dopo il 5-0 a Roma. Iachini aveva messo "mani avanti" raccontando di condizione fisica e stato mentale deficitari. Facendo chiaramente intendere che i tanti cambi del presidente avevano disorientato e indebolito la squadra. Concetti che il tecnico è tornato a ripetere più volte in queste tre settimane. Zamparini ascoltava, leggeva e... friggeva. Ma come? Mi chiede di star zitto e mi accusa? Non gli è bastata la lettera pubblica di scuse?
Il presidente, poi, ha le sue idee tecniche che però non sono quelle del tecnico. Proviamo a indovinare? Posavec e Djurdjevic più che Sorrentino e Gilardino? Balogh più presente? Struna più che Vitiello, Jajalo più che Maresca? Venerdì poi, Zamparini s'è arrabbiato quando ha scoperto che Iachini non aveva convocato Trajkovski (un altro giocatore in cui Zamparini crede molto) senza renderne partecipe il presidente.

Iachini. Da Zamparini aveva ricevuto una promessa. Niente ingerenze tecniche e niente critiche pubbliche (oltre all'allontanamento di Gerolin e degli slavi). La sconfitta a Milano, invece, è stata una molla per la lingua di Zamparini. Critiche per il gioco, per il modulo, per la scelta dei giocatori, per l'atteggiamento. Per tutto. Nuove richieste pressanti di ripensare assetto tattico e perni della squadra.

Toni alti. Come alti, adesso, sono i rischi di retrocessione. Dicono di volersi bene e di stimarsi. E' possibile che sia davvero così. Ne viene fuori, però, solo un quadro di veleni e piccoli (e grandi) dispetti. Si va avanti in questo modo dal 30 agosto. Nel mezzo c'è il Palermo che rischia di crollare.