Accursio Bentivegna, talentuoso prospetto di proprietà del Palermo, recentemente mandato a ‘farsi le ossa’ in Serie B in prestito al Como, ha rilasciato una lunga intervista alla redazione di redbull.com, nella quale ripercorre tutte le tappe della sua giovane carriera.
L’esordio con la Primavera rosanero –“Ricordo ancora i miei primi giorni al Palermo. Inserirmi è stato facile, non ho accusato il ‘salto’ in una dimensione professionistica come quella di Palermo semplicemente perché è stato tutto velocissimo, non avevo tempo di pensare, ma solo di giocare a pallone e divertirmi il più possibile. Sono arrivato in Primavera da sotto età, quando ancora avrei dovuto giocare con gli Allievi Nazionali. Abbiamo fatto ottime stagioni (Final Eight raggiunte nel 2013/14 e soltanto sfiorate nel 2014/15). Il debutto al Renzo Barbera è stato pazzesco, fino a quel momento non avevo mai visto tanta gente tutta insieme in uno stadio! All’inizio mi tremavano un po’ le gambe, ma poi ho pensato solo a correre più che potevo, visto che i minuti a disposizione erano pochi… Sarebbe stato bello entrare un po’ prima, però anche così è stata una grande emozione”.Gli inizi da piccolino a Sciacca –“A Sciacca c’era questa scuola calcio e avevo chiesto a mio padre di iscrivermi. Così, quasi per gioco, è cominciato tutto. Da piccolo ero un ragazzino molto introverso, parlavo poco, e quindi giocare a calcio per me rappresentava uno svago, una valvola di sfogo, un modo per stare con gli altri bambini e divertirmi. Il divertimento è stato l’elemento che mi ha accompagnato in quegli anni, non pensavo ad altro. Devo dire che la mia famiglia mi è sempre stata molto vicina nelle mie scelte. Mio padre mi accompagnava a tutti i provini e agli allenamenti, era sempre presente. Mi ricordo che quando arrivammo per il provino alla Kronion avevano chiuso le liste perché c’erano troppi giocatori, lui insistette talmente tanto che alla fine mi accettarono. Non solo il provino andò bene, ma poi fu la stessa società a chiamare a casa dicendo che il ragazzino faceva numeri eccezionali e bisognava insistere su di lui. Avevo già fatto un provino per l’Inter ad Alcamo, ed era stato positivo. Mi avevano scelto tra tantissimi ragazzi, tutti nati tra il ’92 e il ’96, se non ricordo male. Ci fu la possibilità di fare un secondo provino a Milano e così con mio padre siamo partiti. Anche lì è andata molto bene, tanto che decisero di selezionarmi. Solo che io all’epoca avevo 13 anni e quindi non potevo ancora entrare nel loro convitto (un minore di 14 anni non può trasferirsi al di fuori della regione di appartenenza, ndr). Così, per motivi burocratici, non se ne è fatto nulla. Ma sinceramente (sorride) non è che a quell’età avessi molta voglia di trasferirmi a Milano”.
L’esordio in Serie A col Palermo di mister Iachini –“Dopo l’esordio in Serie A, Iachini mi ha impiegato altre due volte nel corso dello scorso campionato. A maggio contro il Cagliari, nella fattispecie, sono andato vicinissimo a segnare, sarebbe stato il mio primo goal in A, ma Bkric è stato bravissimo e io un po’ sfortunato. Il salto in Prima Squadra per me è stato facile, grazie alle persone che mi sono state più vicino: i miei amici e compagni della Primavera, Edoardo Goldaniga e Cephas Malele. Tra i ‘grandi’, quelli che mi hanno dato più consigli sono stati Roberto Vitiello ed Enzo Maresca. Ma anche gli altri compagni della Prima Squadra sono stati gentili con me e mi hanno agevolato nell’inserimento. Il mio mito? È Alessandro Del Piero, è sempre stato il mio idolo. Quando si è ritirato e ha appeso gli scarpini al chiodo mi sono ‘concentrato’ più su Lionel Messi – spiega Bentivegna -. Vedere certe giocate fatte alla velocità della luce non è una cosa che ti capita tutti i giorni”.Un Viareggio da incorniciare –“Nel ‘Torneo di Viareggio’ ci ho giocato per due anni ed è sempre molto emozionante. Oltre alle squadre italiane più forti c’è sempre qualche squadra ‘nuova’, formazioni contro cui non ti capita di giocare tutti i giorni. Sinceramente, la squadra che mi ha più impressionato in queste due edizioni, tra quelle che ho incontrato, è stata l’Anderlecht, un collettivo straordinario con una grande organizzazione di gioco. Hanno anche dei difensori ostici, sono quelli contro cui ho fatto più fatica in assoluto. Io convocato più volte dalle Nazionali Italiane minori? E’ un grande orgoglio indossare la maglia azzurra, perché rappresenti la tua nazione. Già essere convocati è bello, poter giocare da titolare lo è ancora di più. All’inizio non è facilissimo perché non conosci tutti i tuoi compagni, ci vuole tempo per integrarsi. Ma pian piano si diventa amici. Devo dire che con l’Under 20 abbiamo costruito già un bel gruppo, dentro e fuori dal campo, sono sicuro che possiamo fare grandi cose. Il mio miglior gol a Viareggio? Sicuramente quello che ho segnato in Hellas Verona-Palermo ai quarti di finale della Viareggio Cup 2014. In quel caso l’ho messa dentro con il sinistro, il mio piede debole. La realtà è che io il mancino non lo usavo proprio mai, lo usavo solo per camminare. Poi però ho pensato che per essere veramente forti bisogna sapersela cavare con entrambi i piedi”. (Gieffe)