A tutto Sagramola: «Travolti dall'entusiasmo della città»
Dalle colonne del Corriere dello Sport Alfredo Pedullà ha raggiunto Palermo per approfondire la rinascita della squadra rosanero intervistando anche Rinaldo Sagramola, amministratore delegato che è tornato a Palermo dopo l'esperienza con Zamparini nel 2004:
«Innamorato di questa città, al punto che acquistai casa durante la mia prima esperienza. Zamparini venne a saperlo e mi disse “ma pensi di mettere radici? Guarda che deciderò io fino a quando resterai qui”. Una battuta che era una premonizione - ha detto Sagramola -. Quando il 24 luglio ci comunicarono che avevamo battuto la concorrenza, Mirri era felice come un ragazzino. Non c’era tempo da perdere, andammo in moto dal notaio per gli aspetti burocratici. Indimenticabile».
COPPIA FISSA CON CASTAGNINI
«Quando Mirri mi ha detto “per me tu sei fondamentale”, io ho subito pensato a Renzo come ai tempi di Brescia (salvataggio dal fallimento consegnando sette undicesimi di giocatori a Cellino che poi sono stati protaginisti della promozione dello scorso anno). La scommessa è eccitante, ma in fondo non la riteniamo una scommessa perché ci sono basi solide. Quando vieni a Palermo non pensi alla categoria, non può mai essere serie D». Castagnini lo guarda: «Lui è instancabile, lavora 20 ore al giorno, lo trovi sempre qui in uffi cio, non va a pranzo, arriva alle 8, stacca alle 20 e riprende dopo cena. Un martello così fa il bene di qualsiasi club».
LA SCELTA DI PERGOLIZZI
«Cercavamo un allenatore che avesse esperienza e che sentisse la responsabilità del ruolo. Lui è palermitano sanguigno, ama la sua città, la selezione è stata automatica. Quel titolo vinto con la Primavera può essere di buon auspicio: Pergolizzi è l’unico palermitano con lo scudetto sul petto. Qui abbiamo raggiunto i giusti equilibri perché il presidente ha preteso la distribuzione dei compiti, senza interferenze. È la giusta proiezione, sono in pochi che full time possono dirigere un club e occuparsi del resto. Il primo nome che mi viene in mente è quello di Cellino che lavora senza sosta e che ha dato un perché al nuovo Brescia. Abbiamo speso 913mila euro lordi per gli ingaggi, quando abbiamo contattato un calciatore la nostra parola d’ordine era “vengo, punto”. Mi spiego: al minimo tentennamento, avremmo cambiato obiettivo».
SETTORE GIOVANILE
«Abbiamo cinque squadre, due di esordienti, poi Under 19, Under 17 e Under 15. Alle selezioni non sapevamo cosa fare, travolti dall’entusiasmo di ragazzi in processione. Si sono presentati addirittura in 1.200, ne sono stati scelti 120».
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