Zamparini e il contropiede del destino

Legge del contrappasso, presidente spiazzato da Schelotto. La prossima volta, però, guardi il regolamento.

Zamparini e il contropiede del destino

Questa è la legge del contrappasso.

Schelotto ha raccolto le sue cose e le ha messe in valigia, insieme alle nuove idee di calcio, alla garra e ai buoni propositi per il prossimo futuro. Se n'è andato, lasciando ancora una volta l'insoddisfazione che da queste parti ormai è di casa.

E' la legge del contrappasso per Zamparini: ha esonerato millanta allenatori prima di assistere all'autolicenziamento dell'unico che non avrebbe licenziato.

Ed è di nuovo caos, è sollievo che si scioglie e fa spazio all'ansia, alla preoccupazione, al presentimento che ancora una volta, in questa stagione maledetta, il Palermo rischia d'inciampare in se stesso.

Ma se a quell'allenatore grintoso ed instancabile è stato chiesto di cambiare continente per raccogliere i resti di una squadra in crisi e a ridosso della zona retrocessione, se gli è stato chiesto di lavorare poco, male e in silenzio, allora è giusto che ci lasci così, dopo quattro giornate e cinque punti, con la speranza dimezzata di vedere un po' di calcio anche a Palermo e uno strano senso di nostalgia per un'avventura che non è mai iniziata.

Forse, il presidente, questa volta non ha alcuna responsabilità, perché è la legge del contrappasso: un contropiede del destino che si è sempre difeso dagli attacchi di Zamparini e adesso gli fa gol.

Oppure, sì, anche lui ha qualche responsabilità: i regolamenti, a volte, sono ingiusti e immotivati, privi di qualunque buon senso, ma andrebbero consultati prima di prendere importanti decisioni.

È un buon antidoto al ''profondo rammarico''

.

Schelotto e Tedesco (entrambi di spalle) insieme al Barbera: prima e ultima volta (foto di Pasquale Ponente).