Un Palermo coerente

Un Palermo coerente

I giochi sono fatti. La stagione del Palermo è finita dopo 39 partite (più due di coppa), 16 sconfitte e tantissime occasioni sprecate. Un percorso non propriamente prestativo, per una stagione che pur non avendo regalato una squadra dal primo, secondo o terzo monte ingaggi del campionato è stata clamorosa qualora le aspettative fossero state relative ad una salvezza tranquilla e i playoff fossero arrivati per over-performing. Peccato che sembra si stia parlando - con tutto il rispetto del mondo - della Juve Stabia, che ieri ha meritatamente fatto ciò che voleva in campo contro gli uomini di Alessio Dionisi.

Una stagione cominciata stentando, proseguita precipitando e continuando con un costante tentativo di atterraggio di emergenza che porterà in dote per la prossima stagione molto poco da salvare: l’allenatore, in primis, sarà ovviamente il primo a salutare: non ci saranno probabilmente nostalgici e dolci ricordi, né da una parte né dall’altra. Allo stesso modo, si spera - dato che prima dell’arrivo di Morgan De Sanctis sembrava essere questo il piano già un anno fa - che la squadra venga totalmente rifondata, in quanto composta in larghissima parte da giocatori che tecnicamente e soprattutto caratterialmente hanno dimostrato di non riuscire a reggere le pressioni (che pur son state molto leggere, ad eccezione delle ultime settimane) di una piazza come Palermo.

È stato un Palermo coerente, quello di quest’anno: comunicativamente sempre vincente davanti a microfoni illustri, di media nazionali ed internazionali, dove è stato possibile spostare il focus non tanto sulla parte sportiva concreta e attuale ma sulla crescita del modello di business societario che, nessuno può negare, è assai virtuoso. Andrebbe benissimo se si parlasse di una mera azienda commerciale il cui unico fine è massimizzare i guadagni, meno nel caso di un club sportivo in cui la crescita economico-manageriale dovrebbe andare di pari passo con il miglioramento sul campo. Concetti, questi, che son sembrati importare poco ogni qual volta i vertici del City Football Group hanno preso la parola, spostando - legittimamente dal loro punto di vista - il focus su quanto di buono hanno fatto nella struttura di una holding così importante e nella riorganizzazione societaria del Palermo Calcio.

Potrà sembrare, agli occhi di chi è proprietario di questo club, che tutto ciò possa bastare, ma la realtà dei fatti è che non c’è stata nessuna stagione “clamorosa” dal ritorno in Serie B del club dopo la rinascita, e la speranza è che questa costante coerenza di e nei fatti di un Palermo che non ha mai brillato in un triennio - fatta eccezione per la rincorsa del secondo anno di Eugenio Corini arrestatasi allo Zini di Cremona - possa finalmente spezzarsi regalando, l’anno prossimo, una felice distopia che porti ai risultati che, al netto delle dichiarazioni di facciata, rispecchino parte degli investimenti compiuti.

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