SüdTirol-Palermo vietata di venerdì sera: uno schiaffo vergognoso ai tifosi rosanero
Due settimane per poter decidere, ma il provvedimento è arrivato solamente a poco più di 48 ore dalla sfida del "Druso"
Che il calcio italiano viva un periodo di enorme crisi è sotto gli occhi di tutti: si nota in casi eclatanti come la possibilità di mancare il terzo mondiale consecutivo o dal prendere seriamente in considerazione di disputare una partita di Serie A in Australia. Le cause sono molteplici, ma tra le principali c’è l’assoluta e totale mancanza di rispetto nei confronti di chi il calcio lo rende magico: i tifosi.
Tra le varie vergogne, riducendo un po’ il campo d’osservazione, impossibile non citare quella toccata – questa volta – ai tifosi rosanero: a due giorni dalla gara contro il SüdTirol arriva il divieto di vendita di biglietti per i residenti in Sicilia, disposto dal Commissario di Governo per la provincia di Bolzano. Fa sorridere il fatto che nel comunicato venga specificato che il costo dei biglietti verrà rimborsato. E meno male.
Chi rimborserà invece le svariate centinaia di euro che i tifosi hanno speso per raggiungere la regione più lontana dall’isola? Gli alberghi? E i programmi di intere famiglie stravolti a causa di una decisione presa all’ultimo momento? Non può farlo il Palermo, parte lesa in questa situazione, così come anche il SüdTirol, che mancherà uno dei sold-out della stagione, e non lo faranno di certo l’Osservatorio per le manifestazioni sportive o la prefettura di Bolzano. Al di là di quali possano essere le motivazioni, sulle quali non possiamo entrare nel merito ma che andranno spiegate chiaramente, le tempistiche sembrano provenire da uffici totalmente disorganizzati: SüdTirol-Palermo infatti è la prima partita che si gioca al rientro dalla sosta, ci sarebbero stati più di dieci giorni per vietare la trasferta, o per disporre l’obbligo di fidelity card. Niente di tutto ciò: venerdì sera, a 48 ore dal match.
Si uccide la passione. Si prende a schiaffi, sempre e costantemente, il tifoso. È evidente che siamo di fronte a un momento di totale cecità di chi gestisce il calcio in Italia, senza distinzione di confini geografici. Si è perso totalmente di vista che gli appassionati di questo sport sono l’unica cosa che lo tiene in piedi, e invece di perpetuare costanti cacce alle streghe andrebbero rimessi al primo posto, come accade negli altri maggiori campionati europei.
Come? Semplicissimo: rendendo il calcio di nuovo uno sport accessibile a tutti, curando le strutture senza abbandonarle a loro stesse e, se non è chiedere troppo, evitando di vietare costantemente le trasferte, e sempre se non è chiedere troppo, evitando di comunicarlo a due giorni dal match, così che quanto meno la gente non dilapidi risorse economiche preziose. Forse è chiedere troppo.