Sorrentino: "Sarà la settimana più bella dell'anno, sono imbattuto e siamo in testa. Nazionale? Se Conte chiama..."

“Sono l’unico portiere imbattuto della Serie A, sono in testa alla classifica, ho riunito i miei quattro figli e starò con loro tutta la settimana a Palermo. Sarà la più bella dell’anno”. Stefano Sorrentino, portiere del Palermo, racconta così la sua gioia dopo le prime due giornate di campionato. “E’ dura vivere a 1200 chilometri da tre delle tue bambine – aggiunge in un’intervista a ‘La Gazzetta dello Sport‘ -. Ogni domenica le raggiungo a Torino e il martedì torno a Palermo”. In un’intervista rilasciata a ‘La Gazzetta dello Sport‘, il portiere del Palermo, Stefano Sorrentino, elogia i compagni di reparto: “Gonzalez l’avevo visto al Mondiale con la Costa Rica e ha stupito anche me, è fortissimo. Scherzando gli dico che gli manderò un sms quando solleverà la Champions – racconta -. Il Pipo arriverà in una big. Ma occhio anche a El Kaoutari e a Goldaniga che domenica ha debuttato. Può diventare uno dei più forti centrali d’Italia, ha l’umiltà e la testa giusta per sfondare”. A Sorrentino piace il mix della squadra rosanero di questa stagione: “La difesa è il segreto del Palermo? Non solo. C’è un mix tra giovani di qualità e vecchi che funziona. I vecchietti come me, Gila, Maresca, Rigoni hanno ancora tanto da dare”. La pensa così  il portiere del Palermo, che lancia attestati di stima verso Franco Vazquez: “Vazquez valore aggiunto? E’ fortissimo, la ciliegina sulla torta dopo le partenze di Dybala e Belotti che, per come funziona il calcio, ci possono stare – ha aggiunto -. Il Palermo gira perché gira lui. Gli dai la palla e sa cosa fare”. Capitolo rinnovo di contratto: un tema delicato per il capitano rosanero:  “Il mio contratto scade nel giugno 2016? Non voglio mai essere di peso, ma spero di continuare a Palermo. Non c’è fretta, ci siederemo. Questa è la piazza più importante del Sud, è esigente, passionale – ha detto -. Io vivo bene a Mondello, mi vogliono bene, ho l’onore di essere capitano di un club dove è stato capitano un certo Corini. E’ una seconda casa ormai, e forse è il futuro”. Spazio ai ricordi del cuore in carriera, Torino e Chievo amori indimenticabili per Sorrentino: “Mia esperienza al Torino? E’ la città in cui vivono le mie figlie e la mia famiglia. E’ il club per cui faccio il tifo e che mi ha fatto diventare professionista. E’ il club, tra quelli che attualmente si trovano in testa alla classifica, con più ambizioni”. A dirlo il portiere del Palermo, Stefano Sorrentino, intervistato da La Gazzetta dello Sport:  “Il Chievo? E’ una famiglia, gestita alla perfezione dal presidente Campedelli. Mi ha riportato in Italia dopo le esperienze in Grecia e in Spagna. Dopo qualche problema con Campedelli ci siamo chiariti, c’è stima reciproca – ha aggiunto -. Il Chievo vince perché ha valori umani che oggi sembrano spariti e Campedelli trasmette forza ai calciatori. Alcuni come Squizzi (ora preparatore dei portieri), Pellissier e Dainelli sono ancora i miei amici. E’ una squadra che, come la nostra, punta prima di tutto a salvarsi”. Sorrentino spiega poi i motivi per cui in campo i portieri più esperti vengono preferiti ai giovani: “Perché vanno più forte i portieri esperti e i giovani faticano un po’? Perché noi parliamo meno e facciamo più fatti. Abbiamo un po’ di esperienza in più”. Il portiere del Palermo spiega anche una delle sue tecniche d'intervento più in uso: “Perché uso molto i pugni nei miei interventi? Perché nelle mischie con gli avversari molto alti, come con l’Udinese, devi cautelarti, arrivi quasi allo scontro fisico. Meglio non correre rischi – spiega -. Consigliare un’esperienza all’estero ai giovani? Assolutamente. Io sono cresciuto, diventato uomo e la mia cultura è aumentata”. Infine il portiere del Palermo, Stefano Sorrentino, ha parlato anche dell’ipotesi Nazionale: “Sarei il più felice del mondo se Conte mi chiamasse. Ma ho una sola possibilità da qui all’Europeo: far parlare il campo – avverte -. Però nessun problema. Se non mi chiama mi metto davanti alla tv e faccio il tifo”. Sabino Bisso