Quella che doveva essere una serata di festa, alla fine si è rivelata una serata al fiele, con la curva Nord che cantava «Zamparini paga la luce», punta dell'iceberg del malcontento dei tifosi verso il presidente rosanero. Eppure quasi la metà delle 1000 partite giocate in serie A, 426 per l'esattezza, sono state giocate dal 2004 ad ieri sera tutte con il patron venuto dal Friuli nella "stanza dei bottoni". Quindi, in teoria, poteva essere anche lui il festeggiato. Ma purtroppo le cose da qualche anno a questa parte non stanno andando per il verso giusto, come dimostrato anche dalla partita d'ieri sera.
In campo c'erano due squadre che erano esattamente l'espressione della filosofia gestionale dei relativi presidenti. Da un lato quella di Urbano Cairo, l'uomo del fare, l'editore di tanti settimanali di grido, il salvatore della tv "La 7" rilevata sull'orlo del tracollo e risanata, il vincitore della scalata al "Corriere della Sera", ma anche numero uno di questo Torino, costruito pezzo per pezzo con giocatori mirati e acquistati senza fare follie, con una nutrita presenza d'italiani, reinvestendo in buona parte le notevoli plusvalenze ricavate da vendite ben gestite.
L'esempio vivente del Torino e del Palermo è Belotti: Zamparini l'ha venduto con leggerezza per realizzare un modesto guadagno, e Cairo l'ha acquistato e si è trovato con relativa poca spesa un campione in casa, blindato recentemente con una clausola rescissoria da 60 milioni .
Perchè la filosofia imprenditoriale del presidente del Palermo, è quella di creare opportunità nei settori più disparati, come i supermercati, i centri commerciali, realtà turistiche quant'altro, con il solo obbiettivo di venderle al più presto e ricavarne congrui guadagni. Purtroppo nelle attività del patron rosanero è compreso anche il calcio e, in special modo negli ultimi anni, Zamparini , a differenza di Cairo, ha gestito la sua squadra in maniera più che sparagnina, acquistando giocatori da ogni parte del mondo, reinvestendo il minimo delle cospicue plusvalenze realizzate, vivacchiando di conseguenza ai margini della Serie A, con il solo programma di "piazzare" alla fine di ogni campionato i pezzi migliori, dichiarando di dovere ripianare, anno dopo anno, bilanci sempre più in rosso profondo.
Questa differenza gestionale ieri sera al Barbera era lampante. C'era in campo il Torino, una squadra voluta e costruita anno dopo anno dal suo presidente, seguendo un programma chiaro, che ha vinto contro una squadra precaria come il Palermo, perennemente in stato sperimentale, assemblata dal suo presidente con il solo costante intento di trovare qualche giovane calciatore straniero da valorizzare e rivendere subito, perchè l'unico traguardo da raggiungere è il solito "ripianamento del bilancio".