Solo quattro centrocampisti: rischio calcolato o smantellamento?
Le partenze di Hiljemark e Quaison pesano e non poco sulle potenzialità del motore che Lopez sta provando a collaudare.
Sono rimasti in quattro. Un italiano, un brasiliano, un bulgaro ed un bosniaco.
Sembra l’incipit di una barzelletta vecchia scuola, invece è il quadro del centrocampo del Palermo.
Le partenze di Hiljemark e Quaison pesano e non poco sulle potenzialità del motore che Lopez sta provando a collaudare.
In particolare il saluto del biondo svedese, adesso rossoblu, toglie al tecnico rosanero una pedina essenziale, se non per qualità, certamente per quantità e varietà della rosa.
Sono due le ipotesi da prendere in considerazione per dare un senso alla “campagna cessioni” condotta dal ds Salerno a gennaio.
Smantellamento consapevole? A prescindere dalle cause, di indebolimento si tratta: il centrocampo era il reparto che, tra molteplici difficoltà, riusciva a dare certezze quantomeno a livello fisico e di varietà degli interpreti. Hiljemark non era più il giocatore apprezzato due anni fa, ma era anche l’unico a saper giocare tra le linee partecipando attivamente ad entrambe le fasi di gioco; Quaison, certamente più offensivo, veniva però spesso chiamato in causa nella costruzione della manovra dal basso.
O rischio calcolato? A voler essere ottimisti, è così: un rischio concordato con l’allenatore che, a differenza dei Corini e De Zerbi, non avrebbe bisogno di troppi uomini in quella zona del rettangolo verde, prediligendo altri moduli inediti (4-3-3 e 4-2-3-1) e dunque un altro tipo di gioco. Nel caso del tridente, e definito il ruolo di Jajalo, unico regista presente in rosa, a Lopez servono due mezzali da affiancare al bosniaco; mentre nel 4-2-3-1, non ancora sperimentato ma tra le opzioni del tecnico uruguaiano, sono soltanto due i centrocampisti di ruolo chiamati in causa.
Soltanto il tempo e le scelte di Lopez potranno dare una risposta alle domande su una strategia societaria che, in ogni caso, appare lontana anche dall’idea di un progetto sportivo vero, con una struttura dirigenziale finalmente non precaria ed un’identità vicina a quella dei sostenitori.
Un progetto che si ponga anche degli obiettivi diversi da quelli finanziari.
Redazione