Scusate, ragioniamo sul Barbera?
Il presidente di Confindustria Palermo: è già uno stadio, si partirebbe con un bel vantaggio. Zamparini ha fatto grandi cose.
Due riflessioni sullo stadio negato.
La prima. Non voglio entrare nel merito dei motivi tecnici o sostanziali, di forma o di contenuto, che hanno portato l'amministrazione a questo diniego verso il progetto del presidente del Palermo. Mi limito a osservare.
Zamparini è un imprenditore che dal lontano nord ha deciso di scommettere su Palermo e ha comprato la squadra di questa città. Poi ha rilanciato. Ha rilevato una terra di nessuno, quella landa desolata che era lo Zen, e l'ha trasformata in un centro commerciale, con parcheggi, rotatorie, auto, gente, commerci, in una parola: vita. E perciò sviluppo del territorio, riscossa di una periferia, emersione dal degrado. Sappiamo tutti che Palermo, che al Financial Time piace, non è proprio la Mecca per gli investitori. Dunque, nel rispetto assoluto e incondizionato delle regole, un imprenditore dovrebbe essere accolto a braccia aperte.
La seconda. Ma siamo sicuri che Palermo ha davvero bisogno di due stadi? Ma perché scartiamo aprioristicamente l'ipotesi di ristrutturare, ampliare, rimodernare, cambiare faccia, riempire di spazi commerciali, integrare con altre strutture turistiche lo stadio Renzo Barbera? Che è accanto all'ippodromo, allo stadio delle palme e alla piscina comunale. Che in centro città. E che, soprattutto è già uno stadio.
L'autore dell'articolo è presidente di Confindustria Palermo.
Redazione