Schelotto in pressing sui problemi
La delusione di Genova e una salita ripida da affrontare. Ma è il classico combattente argentino: ora comincia il suo gioco.
Che delusione che avrà provato Schelotto. Attraversare il mondo in fretta e furia per assistere al banchetto genoano su Sorrentino e compagni. Cosa gli sarà passato per la testa? Nessun “ma chi me l’ha fatto fare”, figuriamoci. Schelotto è un combattente vero, uno che in Sudamerica ha vinto tutto quello che si poteva vincere. Ma di sicuro la lista degli interrogativi si è inspessita notevolmente.
Da quali certezze ripartire? Quali giocatori mettere a riposo? Con chi sostituirli? Che modulo schierare? In che lingua parlare? Insomma, prender fiato e fare mente locale è l’obbligo per questo giovane e ambizioso allenatore. Che in Argentina ha dimostrato di avere ottime qualità tattiche e soprattutto temperamentali che saranno azzerate, però, alla prova italiana.
Il paragone col Simeone di Catania, non regge: il “Cholo” aveva vissuto il meglio della propria carriera da giocatore in Serie A, conoscendone ritmi e caratteristiche. Per Barros Schelotto, è un universo tutto da scoprire. A cominciare dal sistema di gioco: al di fuori dei confini italiani, pochissime formazioni scendono in campo con una difesa a tre (eccezioni poche, forse Guardiola e i suoi usi spregiudicati del 3-4-3). E questo Palermo è costruito su un modo di stare in campo ereditato da Iachini con un terzetto di difensori. Innanzitutto, dunque, questioni di natura tattica dal momento che il Lanus dell’ex campione del Boca Juniors è sempre partito da uno schema a 4.
Le certezze da cui cominciare, poi. Poche, anche qui: Sorrentino, Gonzalez e Vazquez, gli ultimi due elementi fondamentali anche per la gestione del gruppo. Parla spagnolo Schelotto, come il difensore e l’attaccante, e avrà bisogno del supporto linguistico dei latini del gruppo per comunicare con l’organico più multietnico d’Italia nel momento più burrascoso della stagione. A questo proposito occhio a Maresca, “spagnolo” d’adozione e di moglie, che potrebbe tornare a recitare un ruolo da imprescindibile in campo e nello spogliatoio.
E poi l’incognita punte: da Gilardino, preso per far gol a raffica e scavalcato da uno Djurdjevic sempre più opaco, al ’96 Balogh e all’incognita Arteaga.
Timone a Barros Schelotto, adesso. Che dovrà ancora leggere il foglietto delle istruzioni su come condurre in porto una nave durante una tempesta ma che di quella nave è il nuovo responsabile.
La foto è di Pasquale Ponente.
Redazione