Roma, non male. Ma c'era Ronaldo...

Roma, non male. Ma c'era Ronaldo...

Un Real che aspetta, una Roma che non arriva mai fino in fondo. Un finale già visto, ma ogni volta dal sapore diverso. Ci sono i campioni che non si smentiscono, convinti maledettamente della loro intelligenza calcistica, del loro virtuosismo eccentrico laddove un goal può cambiare il corso degli eventi fino a determinarne il destino per sempre. Dall'altra parte c'è invece chi, per una volta, non si lascia abbagliare dalla luce accecante dei palloni d'oro e con l'istinto di sopravvivenza prova a sfidare quel destino, rimescolando le carte. Un primo tempo con un netto possesso palla è la prova tangibile di una Roma sorniona, spregiudicata in fase offensiva, ostinata nel portarsi a casa l'appuntamento dei quarti.
Un' occasione, il talento dei singoli (vedi Salah su Marcelo) e poi un gioco di squadra che il Real non ha, a parte qualche ripartenza in contropiede. Non c'è l'equilibrio, meritano tutto i giallorossi perchè bagnano il campo col quel sangue caldo dei primi minuti, se non fosse per quell'intermezzo tra genio e follia: al minuto 57 Cristiano Ronaldo sferra un siluro che va all'incrocio dei pali. Qualcuno cercava un joystick, magari in mano a Zidane, poi di colpo si stringono le guance del portoghese e il mondo reale riappare dal nulla. Nato dal nulla, da un dominio assente, Ronaldo ha materializzato l'idea di un quadro come un artista. Rodriguez chiude poi i giochi ('86) e si va tutti sotto la doccia, per chi se la sente. La Roma ha fatto il suo, più del dovuto e per questo deve andarne fiera..