Rabbia e prepotenza, il Palermo è vivo
I rosanero con una prova non brillante ma grintosa battono il Chievo Verona grazie ad un gol di Gilardino.
Parliamoci chiaro: non è stato il miglior Palermo della stagione, anzi. Detto ciò, se è vero che sono i risultati a fare la differenza, l'ambiente può risollevare il suo morale dopo una settimana decisamente complicata. E Iachini resta lì, sulla panchina che merita da due anni e mezzo a questa parte.
L'allenatore rosanero sceglie Maresca in cabina di regia, affiancato da Hiljemark e Chochev con Quaison sulla fascia destra. Ma non è la mossa, giusta, anzi. Il Palermo si risistema subito, dalla difesa a tre si passa subito a quattro ma a farne le spese è Lazaar decisamente spaesato in questa sfida: il marocchino viene sostituito da Daprelà dopo 35 minuti e soprattutto sotto i fischi del Barbera. Il Chievo spinge, preme e sfiora per tre volte il vantaggio nel primo tempo ma non passa. A fine primo tempo, l'aria non è delle migliori. Il pubblico rumoreggia, la sensazione è che l'avventura di Iachini sia arrivata al capolinea. Eppure, il Palermo cambia marcia. Tutta la squadra entra in campo insieme dagli spogliatoi, una fotografia chiara: 45 minuti da giocare, nulla è perduto. E infatti i rosanero iniziano a creare, in maniera confusa è vero ma prendono in mano il pallino del gioco. Il Barbera ci crede, i fischi pian piano si trasformano in applausi di speranza. Poi, la svolta. Minuto 70, Andelkovic di testa serve Gilardino che spizza di testa e batte Bizzarri: esplode la gioia del numero 11 rosanero, un abbraccio con tutti i componenti della panchina ricco di rabbia mista a felicità.
La squadra di Maran non ci sta, cerca il pareggio ma Sorrentino risponde presente. Finisce così, con Iachini che resta al timone del Palermo osannato dai tifosi. Abbraccio lungo a fine gara con tutta la squadra, uniti più di prima. Una vittoria di prepotenza, che dà ancora speranza. E ora la sosta per ripartire.
La festa rosanero dopo il gol (foto Pasquale Ponente).
Redazione