Questa maglia va rispettata. Sempre

La fedeltà di 10mila abbonati, il cuore dei 33mila dell'ultima partita. Numeri e passione da ricordare...

Questa maglia va rispettata. Sempre

Oltre Iachini e Ballardini, oltre Bosi e Tedesco e Schelotto, oltre Novellino, Micciché e Gerolin; oltre le divisioni della tifoseria e le spaccature nello spogliatoio, oltre gli esoneri, le epurazioni, le figuracce, le lamentele, le delusioni; oltre Struna e Jajalo, oltre Balogh e Cristante; oltre l'immensa sofferenza con cui questa squadra ha mantenuto la categoria, oltre le accuse sgangherate e le scelte incomprensibili; oltre Maurizio Zamparini, un passo più in là di ogni ogni rivoluzione annunciata: oltre ogni difficoltà c'è il Palermo.

E il Palermo resta, non si muove. L'aveva detto con convinzione e nostalgia Delio Rossi: ''Gli allenatori passano, i presidenti passano, i giocatori passano, ma il Palermo rimane.''

E rimane malgrado sia stato offeso e demotivato, scalfito in ogni piccola certezza, destabilizzato in primo luogo dal proprio presidente e a seguire da tanti dei propri attori protagonisti. Il merito, il pregio, la grande virtù di questa salvezza è aver fatto il proprio dovere: giocare per una maglia e non semplicemente con una maglia.

Il Palemo resta, dunque. Perché il Palermo non è Maresca, né Gilardino, e non è Sorrentino, né Quaison; non è un imprenditore friuliano, né un consulente dell'est. E non sarà un miliardario americano, né una cordata indonesiana.

Resta perché il Palermo è il Renzo Barbera, è la città, è la sofferenza dei 33.445 di domenica sera, è la fedeltà dei 10.000 abbonati. Il Palermo resta perché è una passione che è quasi una fede.

Allora, chiunque scenderà in campo il 21 agosto, alla prima della nuova stagione, sappia che oltre il contratto e le clausole, oltre le motivazioni personali, oltre ogni difficoltà c'è la maglia del Palermo.

E lo tenga presente la nuova (o rinnovata) dirigenza: dietro i colori rosanero c'è una storia che va rispettata.