Quando Juve e Milan studiavano i grigi
Domani la Coppa. Gli avversari giocano in Lega pro, ma un secolo fa dettavano legge. E poi lanciarono anche Rivera.
Il grigiore calato sul “Barbera” assume toni ancora più vividi con l’arrivo dell’Alessandria, altra piemontese da affrontare dopo l’uragano bianconero, le cui nubi tarderanno a diradarsi.
In maglia grigia fin dalla sua fondazione, questo club che milita in Lega Pro negli anni ’20 ha fatto impallidire pure la Juventus, componendo con Pro Vercelli, Novara e Casale il celebre “quadrilatero”: Torino e Milano hanno fatto la fila, prima di scalzarlo.
Del resto, basta leggere i nomi di chi quella maglia grigia l’ha indossata fino a tingerla d’azzurro portandoci sul tetto del mondo: l’Italia di Pozzo vince la Rimet Cup nel ‘34 e quello nelle foto dell’epoca che ha un fazzoletto bianco sulla fronte è Luigi Bertolini; colpiva spesso di testa e quei palloni erano macigni, meglio proteggersi... C’è anche Giovanni Ferrari, una colonna della Juve del quinquennio d’oro. E che dire di Adolfo Baloncieri, per Gianni Brera fra i più grandi di sempre? Esistono tante, tantissime Alessandria tra Europa, Asia e Africa, fondate dal grande conquistatore macedone; l’Alessandria piemontese, tuttavia, prende il nome dal Papa Alessandro III, ma ha avuto lo stesso un grande che proprio lì è nato e da lì è partito non ancora maggiorenne fino a divenire fra i più grandi di sempre: l’abatino Gianni Rivera che scalerà i vertici del calcio mondiale fino a fregiarsi del Pallone d’oro.
Nella foto Rivera in allenamento con la maglia dell'Alessandria.
L'autore cura la pagina Facebook "Us Città di Palermo history".
Redazione