Quando il ‘Barbera’ si chiamava ‘La Favorita’, e alla radio c’erano Necco, Luzzi e Vasino

Necco, luzi e Vasino hanno ricevuto a Vittoria una targa alla carriera, e sono stati intervistati da 'La Repubblica'

Ci  sono nomi che a tanti ragazzi non dicono niente, perché in quegli anni magari  non erano ancora nati,  o erano ancora bambini. Ma a tanti non più giovanissimi (per usare un eufemismo), basta nominare uno di questi nomi, e si evoca un mondo che era fatto di radioline o schermi in bianco e nero. Stiamo parlando di Ezio Luzzi, Luigi Necco, Gianni Vasino che, come riporta ‘La Repubblica’ oggi in edicola, sono venuti in Sicilia per ritirare  una targa alla carriera  all’'Oscar del calcio siciliano' celebratosi al teatro Vittorio Colonna di Vittoria. Il quotidiano ne ha approfittato  per contrapporre i ricordi legati a questi nomi agli inglesismi delle cronache sportive di oggi, ai calciatori strapagati e al calcio spettacolo delle televisioni a pagamento. Luzi, Necco e Vasino, insieme a tanti loro colleghi, ogno domenica pomeriggio dall’indimenticabile “Tutto il calcio minuto per minuto”, davano la possibilità ai tifosi di tutta Italia di seguire le partite delle loro squadre. Ezio Luzi, intervistato da Repubblica,  ricorda il Palermo di Renzo Barbera: «Era una squadra senza soldi dove si firmavano cambiali per andare avanti, ma dalle grandi qualità. C’era un’organizzazione dilettantistica, ma anche giocatori di spessore che correvano in campo. Adesso è un Palermo molto diverso che avrebbe la possibilità di incassare successi. Ma quando un presidente se ne vuole andare non è mai positivo», dice riferendosi a Maurizio Zamparini. Parla uno che con le sue radiocronache per la trasmissione della Rai raccontò per tanti anni sia il Palermo che il Catania: «Ricordo i rosanero allenati da mister Corrado Viciani. Aveva una strategia eccezionale, che ha anticipato i tempi: un calcio corto prima che lo rendesse famoso l’Olanda. Mi viene in mente pure il Catania di Gianni Di Marzio. Ne sono passati di anni». Gli fa eco Gianni Vasino, che riferendosi al calcio in generale ricorda, invece: «Ai miei tempi c’era un certo Gianni Brera con il quale passavamo le serate in osteria a parlare di “Abatino” Gianni Rivera o “Rombo di tuono” Gigi Riva. Diceva sempre che il calcio non era quello giocato sul campo, ma quello che i calciatori decidevano di fare nello spogliatoio». E per finire Luigi Necco, l’inventore della ‘mano de dios’ di Maradona, che ne approfitta per ricordare un aneddoto: «Per me la Sicilia è l’arbitro siracusano Concetto Lo Bello. La nostra amicizia nacque con una lite. Me la ricordo benissimo, venne a trovarmi in tribuna a San Siro. Mi puntò l’indice e mi redarguì: “Lei mi ha trattato male, si è permesso di giudicare cose che non ha capito”. Mi opposi e chiesi spiegazione. Lui chiuse la discussione con durezza. Ricordo ancora le sue parole: “Si comporti bene e cerchi di comprendere le mie decisioni. Ne passarono di partite da quello scontro, tante da far nascere un rapporto durato negli anni. Un giorno mi chiamò suo figlio, quando Concetto era su un letto di ospedale e stava per morire. Entrai e lui mi strinse forte la mano. Quando uscì dalla stanza piansi. È stata la prima volta che ho versato lacrime per il calcio».