Proviamo a diventare... inglesi
Si va allo stadio quando la squadra vince o si va per far vincere la squadra? In attesa della risposta, all'Aston Villa...
Biglietti di curva a 5 euro. Zamparini invita la tifoseria a riempire gli spalti per le ultime gare casalinghe di questa tormentata stagione. La media-spettatori al Barbera quest'anno è ferma a 17.200. Al netto dei 10.000 abbonati, il numero di tifosi che la domenica compra il biglietto e va a sostenere la squadra è imbarazzante.
Non è certo il Palermo più bello da vedere e ci sono ragioni di questa contestazione a cui è impossibile opporsi. La disillusione e la stanchezza di una tifoseria sfibrata hanno cause profonde, che partono da lontano, probabilmente dalla finale di Coppa Italia che per molti fu un punto di partenza, ma che s'è rivelata l'ultima impresa rosanero di Zamparini.
Vi propongo un confronto spietato, che rivela la differenza culturale che separa il calcio italiano dal resto d'Europa: l'Aston Villa, storico club della Premier League che, come il Palermo, fino al 2010 era soltanto un passo indietro alle grandi e puntualmente in lotta per la qualificazione alle coppe europee, in questa stagione ha vinto appena tre partite, ha subìto più del doppio dei gol che ha realizzato, ha totalizzato sedici punti ed è ormai condannato alla retrocessione.
Eppure, ogni match casalingo vede il Villa Park pieno per tre quarti (42788 posti e media-spettatori di 34000) con il prezzo minimo del biglietto 23 sterline (circa 29 euro): costa tanto.
Dovremmo imparare qualcosa da quella cultura calcistica, perché ci saranno mille e più ragioni per contestare o abbandonare la dirigenza, gli allenatori e tutta la squadra, ma resta un fatto: non si vince perché ci sia uno stadio che faccia il tifo. È l'opposto: si va allo stadio a fare il tifo perché si vinca.
Redazione