La vita non è altro che un catenaccio all'italiana

La vita non è altro che un catenaccio all'italiana

Un nome tanto comune destinato ad entrare nella storia.

Guardi pubblicità, leggi libri o semplicemente fai esempi utilizzando i classici cognomi standard come "la signora Bianchi" o "il signor Rossi", ma nessuno si sarebbe potuto immaginare che alla fine di signor Rossi in Italia ce ne sarebbe stato soltanto uno.

 

Come il più classico dei leitmotiv del mito dell’eroe le risalite vengono sempre dopo brutte cadute. E Paolo Rossi sembrava averne ricevuta una talmente pesante da rischiare di non finirci proprio negli annali del calcio mondiale, in quell’insolito incrocio di destini che ha portato ad alzare in cielo quella che, fino al 2006, è stata sicuramente la Coppa del Mondo più insperata mai alzata dalla nazionale Azzurra.

 

Il Totonero, lo scandalo di calcioscommesse scoppiato fra il 1979 e il 1980 aveva visto fra i condannati anche Rossi con due anni di squalifica. Due anni senza campo, senza niente e nessuno se non la fiducia incondizionata di due figure determinanti per questa storia di rinascita e riscatto: Giampiero Boniperti ed Enzo Bearzot. Dopo aver giocato i mondiali del ’78 salta gli europei casalinghi dell’80 e rientra a giocare nell’aprile dell’82 con la maglia della Juventus, voluto fortemente da Boniperti prima ancora della scadenza della squalifica per farlo tornare in pista. Giusto il tempo di giocare tre partite di campionato con la maglia bianconera, quelle che permisero al CT dell’Italia di portarlo contro ogni pronostico ai mondiali di Spagna.

 

Il riscatto di un uomo e di una nazionale intera, screditata da tutti dopo la scelta di lasciare a casa il capocannoniere Pruzzo proprio a scapito di un Rossi fuori condizione e l’inizio stentato della rassegna intercontinentale con tre pareggi in tre partite. Tre al Brasile, due alla Polonia di Boniek, uno in finale contro la Germania Ovest: il canto del cigno di Rossi arriva contro la più insperata delle squadre rivali e arrivano sei gol che daranno a “Pablito” la Coppa del Mondo, il titolo di capocannoniere e il pallone d’oro, terzo dei cinque italiani vincitori di questo premio.

 

Paolo Rossi, il semplice che sconfigge il complesso. Oggi ci ha lasciato l’esempio di quell’Italia che sa risollevarsi proprio nei momenti più difficili, che delude quando parte con i favori dei pronostici e stupisce tutti nei momenti più bassi della sua storia. E il calcio finisce per essere sempre specchio della propria cultura, del nostro essere sempre stati attendisti sapendo colpire quando tutti ci credevano sconfitti. Perché la vita non è altro che un catenaccio all'italiana.


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