Palermo, ti manca ancora qualcosa per diventare una grande squadra

Palermo, ti manca ancora qualcosa per diventare una grande squadra

Il Palermo non avrebbe meritato di vincere contro l'Avellino, eppure stava per riuscirci. A un certo punto del campionato importa infatti poco il come, a volte è necessario semplicemente portare l'intera posta in palio. Per questo motivo, il rammarico in casa rosanero è più che legittimo, tra squadra, mister e tifoseria, che ha accarezzato la quarta vittoria consecutiva (mai conseguita negli ultimi 4 anni) e quasi riavvicinato il secondo posto.

Vi è però da riflettere sulla prestazione della squadra e sulla gestione del finale. Il Palermo di Inzaghi ha giocato dei primi 65 minuti poco consistenti: come accaduto già a Catanzaro, Castellammare di Stabia e in parte Chiavari, la squadra ha concesso numerose seconde palle e perso diversi contrasti decisivi. In occasione del gol subito, prima Augello, poi Ceccaroni e Ranocchia, infine Bani non hanno saputo contrastare i loro diretti avversari. Così, da una situazione apparentemente innocua e in controllo, il Palermo ha subito il gol dell'1-0 e la gara, fin lì non ben giocata ma anonima da entrambe le parti, ha cambiato i suoi connotati. È diventata un calvario e il Palermo ha iniziato a soffrire.

A inizio secondo tempo, vi è stata un'altra situazione che può ben rappresentare un'immagine emblematica del momento di gran confusione dei rosa: tutto solo, Ceccaroni indirizza male il retropassaggio e manda in porta Tutino, che alla fine lo grazia. Si sarà trattato di un segnale del destino, che ha tenuto in vita i rosa. Grazie anche ai subentrati Gomes e Gyasi, il Palermo si è costruito la sua prima situazione pericolosa e ha trovato un grande gol con Ranocchia. Un episodio aveva poi consentito di mandare Pohjanpalo al rigore per la sua 11esima marcatura stagionale.

Sembrava la trama di un film d'avventura dal lieto fine. Eppure sì, mancava il colpo di scena. Diakité commette una ingenuità come poche e lascia i suoi compagni in dieci all'88' con un fallo con gomito alto in una zona di campo neutra. Inzaghi prova a ricompattare la squadra, inserisce Veroli, ma è troppo tardi: la difesa deve ancora ritrovare gli equilibri e Palumbo la castiga con una splendida rovesciata. Alla fine, nel trambusto, il Palermo rischia perfino di perderla e Joronen deve nuovamente indossare la tuta con la S grande stampata al centro.

Diversi dettagli, collettivi e individuali, che hanno impedito al Palermo di regalarsi un Natale inaspettatamente sereno. Non è al Partenio che si deciderà la stagione dei rosa, né questo punto potrà essere visto come un grande inciampo (anche Venezia e Monza non hanno vinto in Irpinia). Vi è però la sensazione di una squadra ancora incompleta, non ancora padrona del suo destino e delle sue volontà. Prima di gennaio, ormai alle porte, vi è una sfida al Padova (sabato 27 dicembre ore 17.15, stadio 'Renzo Barbera') fondamentale per provare a riaccorciare la classifica. È già tardi per leccarsi le ferite e pensare a cosa sarebbe potuto essere.