Un bidone pazzesco
Una premessa è doverosa.
C’è la possibilità che Norbert Balogh - 22 anni, 196 centimetri tutti ungheresi, 20 presenze in Serie A, 2 in Serie B, 4 in Coppa Italia, 0 gol, prestissimo incoronato inspiegabilmente “nuovo Vazquez” - sia un bidone pazzesco.
Sì, è possibile: un maestoso, altissimo e slanciato bidone appena appena impacchettato e spedito verso Cipro.
Peraltro a dispetto della descrizione di Wikipedia, dove alla voce “Caratteristiche tecniche” si legge: un giocatore che abbina una notevole fisicità al proprio bagaglio tecnico; specialista nei dribbling, eccezionale il suo piede destro. Può essere utilizzato in campo come prima o seconda punta poiché si adatta ad entrambi i ruoli, utilizzando le sue doti tecniche e balistiche.
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Oppure ha ragione la famosa enciclopedia online: il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette.
Chi può dirlo?
Il punto non è arrivare ad una definizione o ad una valutazione lucida del calciatore Balogh, perché elementi utili per marchiarlo senz’appello come “scarso” fin qui non ce ne sono, quantomeno non a sufficienza.
32 minuti a partita: questa la media dell’ungherese, che nelle 26 presenze con la maglia del Palermo ha effettivamente giocato per 836 minuti.
Brutti errori, incertezze, stop sbagliati, tiri in curva: certo, da quando Balogh è arrivato in Sicilia, nel gennaio del 2016, ne abbiamo viste parecchie.
Del resto, già l’acquisto del suo cartellino dal Debrecen portava in seno dettagli che sfuggono - ancor di più oggi, dopo due anni e mezzo - alla logica terrena: 2,2 milioni per un attaccante classe ‘96 (all’epoca quindi non ancora ventenne) che aveva calcato esclusivamente i campi del calcio d’Ungheria (che non è più quella della Aranycsapat, la Squadra d’oro degli anni 50). Con una gentilissima concessione di milioni 2,8 per le consulenze dei procuratori che hanno lavorato all’operazione ed un ingaggio spropositato: quattro anni e mezzo a 350 mila euro netti.
Strategie di mercato, e più in generale una visione complessiva, che hanno caratterizzato l’ultimo triennio rosanero, tra scommesse e azzardi a volte molto costosi che come unico denominatore hanno la ragione suprema dell’operato di questa società, ossia la plusvalenza.
Scommesse che - adesso i nodi vengono al pettine - il Palermo sta gradualmente perdendo.
A discapito dei risultati sportivi, innanzitutto, e degli stessi “giocatori oggetto” che vediamo sfilare sotto l’ombra di Monte Pellegrino. Giovani ed inesperti, catapultati in dimensioni troppo grandi, difficili, pressanti. Come Posavec, che appena maggiorenne avrebbe dovuto sostituire un certo Sorrentino in Serie A.
Si pretende, i tifosi come la società, che questi ragazzini, trascinati in fretta in contesti così diversi da quelli di appartenenza, dimostrino di essere subito all’altezza delle aspettative, generate dall’entusiasmo (eufemismo) di certe dichiarazioni, di troppi paragoni buttati lì con leggerezza che, alla fine, non fanno che danneggiare gli stessi calciatori.
Lettera ad un portiere mai nato
È certo ed innegabile che le poche apparizioni di Norbert Balogh con la maglia del Palermo abbiano regalato alla platea niente di buono; ma non si può negare, allo stesso modo, che c’è qualcosa di contorto in una strategia che vuole investire di tanta importanza (e soldi) calciatori appena maggiorenni del tutto estranei al calcio di casa nostra, come se fossero tutti fenomeni in grado di cambiare i destini sportivi di una squadra.
Non ci sarà, ovviamente, il saluto dei tifosi a Balogh; se anche fosse avvenuto, sarebbe stato un coro di fischi. Meritati, ma da distribuire equamente anche a chi da un po’ di tempo opera senza alcuna visione, nemmeno a breve termine, e consapevolmente o no gioca con gli obiettivi della squadra, le emozioni dei tifosi e la carriera dei calciatori.
E magari non riesce nemmeno a fare plusvalenza.
Redazione