Palermo, noi ci aspettiamo ancora qualcosa

Palermo, noi ci aspettiamo ancora qualcosa

Non riusciamo ad essere d’accordo con chi da Salerno non si aspetta nulla.

Il Palermo disfatto, rovinato nella ripida caduta grigiorossa, preso a pugni e messo k.o. dallo specchio e dal pubblico, il Palermo debilitato dalle scelte e dalle retromarce di chi lo guida ora deve alzare la testa, schivare i prossimi colpi e uscire dall’angolo il più presto possibile.

Ridestarsi. Non solo per la classifica, per quel minimo obiettivo rimasto in questa stagione grama – che a riavvolgere il nastro tornando a luglio sembra di vivere un'allucinazione – ma per se stesso e, soprattutto, per chi lo segue. Per il rispetto che si deve alla maglia che sempre va oltre ogni questione, commento, analisi, valutazione delle responsabilità, riportando il calcio al calcio.

Se la piazza, i commentatori, gli addetti ai lavori hanno tutto il diritto di veicolare il focus sul disgraziato epilogo di Palermo-Cremonese, la squadra di Dionisi ha invece il dovere di riallacciarsi piuttosto a quanto di buono si stava costruendo soltanto qualche giorno prima.

Dunque a quei cinque risultati utili consecutivi che sì, di rimpianti o di rimorsi sono pieni (vedi La Spezia), ma che qualcosa di diverso avevano lasciato intravedere. Se non altro, un cenno di continuità nel rendimento e nell'aspetto tattico di una squadra che in questa stagione non si è mai riconosciuta.

Da lì ripartire, giocatori e allenatore. 

Quest'ultimo consapevole, ci auguriamo, che un crollo anche solo lontanamente simile a quello del venerdì nero contro Stroppa potrebbe segnare definitivamente il destino suo e, soprattutto, della squadra che può ancora guidare. 

E i primi, i calciatori, consci – ci auguriamo – del fatto che in campo scendono loro, che contro ogni scelta discutibile, o sbagliata, o distruttiva che arriva da bordo campo, qualcosa di più si può fare per evitare le magre figure di cui sono stati a più riprese protagonisti in questa stagione.

Tutti responsabili e responsabilizzati: dai vertici societari all'ultima delle riserve. Non c'è altra via per evitare il tracollo.