Palermo, giocare bene non basta. Così non ci si salva
La prova contro il Milan mette in evidenza pregi e difetti di una squadra costruita male in estate.
Il Palermo convince, la classifica fa paura. Quattro i punti di distacco dalla zona salvezza, dopo il successo dell'Empoli sul campo del Pescara. La distanza dall'ultimo posto utile per guadagnare la permanenza tra le grandi accresce il rammarico per una gara che poteva essere gestita in modo diverso nei minuti finali: a condannare i rosa la bella giocata di Lapadula, in piena area piccola lasciato libero di toccare verso la porta di Posavec.
La prestazione è incoraggiante, squadra con un atteggiamento ben diverso rispetto a quello visto contro Roma, Udinese e (parzialmente) Cagliari. Ma gli errori di un gruppo acerbo si tramutano puntualmente in manna dal cielo per gli avversari: è Posavec, seppur tra i migliori, a spianare la strada al Milan con l'errore sul gol di Suso. Controproducente la scelta di schierare Embalo e Sallai, adeguatamente rimpiazzati da Diamanti e Lo Faso: il giovane della Primavera mostra qualità e carattere da vendere.
Nestorovski sfrutta l'unica vera occasione per confermarsi cecchino infallibile. Delude ancora una volta Hiljemark. In ogni caso il Palermo è questo, con o senza De Zerbi. Le cui responsabilità, vere o presunte, non sono comunque paragonabili a quelle di chi ha scelto di puntare su tante, se non troppe, scommesse. Dopo la sosta, trasferta a Bologna: servono punti.
Redazione