Dopo nove anni di esilio il «figliol prodigo» torna a casa
Sono passati ben nove anni dall'impresa compiuta dalla Primavera di Pergolizzi, che contro ogni pronostico nel 2009 conquistò l'unico Scudetto Primavera della storia rosanero; fra i protagonisti di quella cavalcata trionfale vi è anche Antonio Mazzotta, primo acquisto del Palermo targato Tedino-bis e Foschi-ter. Un ritorno, quindi, per il palermitano ora 28enne che dopo tanto girovagare per l'Italia e tanti cambi di maglia finalmente fa il suo ritorno a casa.
«Mazzotta non sta nella pelle perché a 28 anni potrà provare quella gioia che gli fu negata dopo la vittoria del campionato Primavera, ovvero indossare la maglia del Palermo tra i professionisti»: così la Gazzetta dello Sport introduce le prime dichiarazioni del terzino, caratterizzate dall'erorme felicità per un sogno che, dopo tanti anni, finalmente si è avverato. Dopo l'impresa raggiunta con la sua Primavera, infatti, l'allora 19enne palermitano non fu ritenuto pronto dalla società per il salto in una prima squadra ai tempi fortemente competitiva, e cominciò quindi una girandola di prestiti fra Lecce, Crotone e Pescara prima dell'acquisto del Cesena, finalizzato proprio dall'attuale ds rosa Rino Foschi. Tanti ritorni per Mazzotta, ben due a Crotone e a Pescara, e anche tante delusioni, come quella della mancata promozione in serie A due anni fa con la maglia del Frosinone, squadra al momento decisamente fuori dalle grazie dei tifosi rosanero.
«Per un picciotto che va, come La Gumina, un picciotto che torna, anche se giovanissimo non lo è più. Ha dovuto girare l'italia prima di rientrare a casa e ora intende farlo come valore aggiunto di una squadra che vuole ripartire a fari spenti, senza proclami e e senza commettere gli errori che poche settimane fa sono costati la beffa in quel di Frosinone». Dopo aver vestito l'anno scorso, per la terza volta, la casacca del Pescara il ritorno, da svincolato, proprio al Palermo e per mano di quel Foschi che per primo diede fiducia al «picciotto» palermitano, e dalle parole del Giornale di Sicilia emergono i tanti richiami che questa parabola del «figliol prodigo» evoca: dai tanti ritorni alla delusione prima vissuta con la maglia del Frosinone e adesso causata, nelle modalità che tutti conosciamo, proprio dai ciociari, e una ripartenza che, da picciotti che vanno e a quelli che vengono, ha come unico denominatore comune la speranza del ritorno dei rosa in serie A.
Redazione