Franco Vazquez, l’ultimo poeta rosanero
Vitogol
Lo presero dal Belgrano di Cordoba dopo uno storico spareggio vincente contro i Millonarios del River Plate. Come se il Palermo spedisse in Serie B la Juventus. Giunto a Palermo nella sessione invernale del campionato di Pioli-Mangia-Mutti, esordì contro il Napoli e fu sostituito all’inizio della ripresa con l’ex-giocatore Alvarez. Nella stagione successiva, quella della retrocessione, quel genio incompreso di Sannino lo studiò per tutto il ritiro giungendo alla conclusione che a quel Palermo lui non serviva. Mentre invece era il caso di tenere gente come Giorgi e Viola. E così fu sbolognato al Rayo Vallecano, mentre qui arrivavano gli Sperduti e gli Anselmo. Tornato al Palermo in Serie B, fu scartato da quel presuntuoso di Gattuso e messo fuori rosa per tener dentro Bacinovic e Troianiello. E lui, Franco Vazquez, detto El mudo, sempre zitto. Con quell’aria da ragazzo triste, sembrava solo tenesse con il suo silenzio a far fede al suo nomignolo.
Poi finalmente al Palermo arrivò un allenatore di quelli che capiscono il calcio, Iachini. Di quelli che sanno che il calcio è per i “giocatori di calcio”, che sono diversi dai corridori con la divisa da calciatore. Lui capì subito quale tesoro di talento nascondesse quel silenzio. La prima avvisaglia nel finale della partita di Empoli: dribbling ubriacante sull’out destro e tocco in mezzo per la sciagurata deviazione di Troianiello, sulla traversa a cinque metri dalla linea di porta. Di lì in poi un crescendo rossiniano: l’assist per il gol di Dybala contro il Bari, la pennellata per la testa di Bolzoni all’inizio della partita di Castellammare e il colpo di biliardo a chiudere la stessa partita con quella naturalezza dei campioni che fa sembrare semplice ciò che è impossibile per gli altri. E dopo il ritorno in Serie A, due stagioni da fuoriclasse: la prima con il suo piccolo compare, la seconda a condividere con gli altri “epurati” il ruolo di salvatore della patria.
Con Franco Vazquez se n’è andato l’ultimo esponente dell’era d'Acquario zampariniana: quella iniziata nel nome di un altro poeta come Lamberto Zauli. Si può essere “Mudo”, ma quando si recita la poesia del calcio tutti (o quasi) sono in grado di comprendere. Non sappiamo se e quando rivedremo simili poeti con indosso la nostra maglia. Ma se dovesse accadere di nuovo sarebbe sotto un’altra gestione. E allora sì che torneremmo tutti uniti a ringraziare Zamparini. Per l’ultima volta.
Redazione