Palermo, dopo 90 minuti siamo già alle solite?
Il Palermo sconfitto ieri sera al Rigamonti è andato k.o. per mano di un Brescia quadrato, cattivo al punto giusto, più lucido e decisamente più in forma.
Vale la pena iniziare da qui.
Dal momento che un errore, nei giudizi alla vigilia del match, è stato forse innanzitutto sottovalutare un avversario che con ogni probabilità dirà la sua in questo campionato. Una squadra tosta, che corre e fa correre tanto, organizzata bene nella fase difensiva, nel pressing, nella pressione e nei raddoppi, nelle marcature preventive (che ieri hanno tolto il respiro in primo luogo a Brunori). Soprattutto nell’aver individuato e rotto, nel secondo tempo, gli anelli deboli della catena rosanero.
Veniamo al Palermo, dunque. Che ci siano ancora delle criticità sulle quali lavorare, delle lacune di organico, degli interpreti meno performanti di altri non è un fulmine che arriva dal ciel sereno di Brescia. A meno che non si voglia affermare senza timore di smentita che con due o tre pedine diverse ieri il risultato sarebbe stato indiscutibilmente diverso.
Lettura che tende a semplificare.
L’aquila è messa k.o. dalle rondinelle nel suo complesso, non a causa dei singoli.
Il Palermo che nel primo tempo ha dimostrato un nuovo smalto, una nuova idea di se stesso - nei movimenti, nelle sovrapposizioni, nell’idea di trama a cui è mancato il finale - nella ripresa si è smarrito certo anche per merito dei padroni di casa, ma soprattutto per ciò che non è ancora diventato.
Un nuovo corso non si definisce in due mesi di ritiro. La differenza tra Brescia e Palermo, ieri sera, nel momento decisivo, sta tutta qui: Maran lavora con i suoi da tempo, ed è palpabile l’identità, sono chiare le giocate a memoria, è evidente che quella è una squadra che si riconosce in ogni momento del match, anche in quelli di difficoltà; Dionisi sta provando ad estirpare dalla mente dei suoi calciatori un codice che negli scorsi due anni ha plasmato questa squadra e ha fallito, ha causato un vero crash di sistema, ha generato tratti di confusione generale. E in sintesi, ha restituito al nuovo corso diversi giocatori depotenziati tecnicamente, tatticamente e soprattutto mentalmente. Lo dimostra, una volta di più, il doppio incontro ravvicinato.
A Parma era Coppa Italia, meno pressioni, mente più libera, ed ecco la prestazione costante nei 90 minuti e la vittoria. Una settimana dopo il peso è più grave ed ecco che la luce improvvisamente si spegne.
Ora, l’analisi sterile è: siamo alle solite.
Quella più fredda, forse, suggerisce che sì, c’è ancora da lavorare e c’è una parte finale di calciomercato da abbracciare come un’opportunità per migliorarsi, ma questo Palermo sta crescendo bene sotto una nuova guida che ha tanto il dovere di non fallire nel suo compito, quanto il diritto di avere il tempo necessario per assolverlo.
Manuel Mannino