Palermo, Di Francesco: "Serie A? Dobbiamo recuperare terreno. Nostri tifosi Top"
Le dichiarazioni del numero 17 rosanero nel formato calcistico di RDS "Radio Serie A"
Background di assoluto livello e bagaglio tecnico-tattico che fa dell'ex esterno offensivo del Lecce, tra i giocatori chiave dello scacchiere tattico disegnato dal tecnico del Palermo, Alessio Dionisi. Federico Di Francesco è alla sua seconda stagione in maglia rosanero, un'esperienza che lo scorso anno ha permesso al jolly d'attacco di mettersi subito in luce con il primo gol al "Barbera" praticamente all'esordio. Intervenuto ai microfoni del format calcistico di RDS "Radio Serie A", il numero 17 rosanero si è espresso in merito alla sua esperienza nel capoluogo siciliano, sviscerando diversi argomenti in chiave Palermo e non solo. Di seguito le dichiarazioni dell'esterno classe 1994.
SETTIMI DOPO 13 GIORNATE: IL BILANCIO
Sicuramente non positivo, perché da parte di tutti noi c'è stata sempre la volontà di fare un campionato di vertice e queste prime 13 giornate non ci soddisfano, anche se nelle ultime settimane abbiamo raccolto meno di quanto meritavamo. Ma adesso c'è da pensare solo alla partita di domenica che è una partita di cartello.
SU COSA LAVORARE
Un dato lampante è che abbiamo creato molto a livello di occasioni da gol ma abbiamo realizzato poco. Da parte nostra, attaccanti, centrocampisti e difensori, c'è la volontà di determinare di più.
ULTIMO GOL A MARZO
Il gol mi manca, perché è la cosa più bella del calcio per un giocatore. Ma io ho sempre ragionato suil bene della squadra. Ho fatto 0 gol ma quest'anno mi sono trovato a fare assist o a creare occasioni per il compagno. Ho avuto anche delle occasioni per segnare ma non sono stato bravo. Sto lavorando per sbloccarmi.
IL CITY FOOTBALL GROUP: PIÙ PRESSIONI?
Si percepisce la volontà della società di creare qualcosa di unico e importante. Ci vuole del tempo, perché la Serie B è difficile. Io sono arrivato l'anno scorso e ho trovato una società strutturata e noto dei miglioramenti rispetti all'anno scorso. Vogliamo portare questo club dove merita, ora dobbiamo pensare al presente. Siamo entrati in un centro sportivo nuovo dove c'è tutto quello che ci serve. Una situazione in divenire. E percepiamo la voglia dei tifosi, perché questa è una piazza importante che vogliamo riportare a quello splendore che ha vissuto. Il CFA di Torretta è veramente bello: a parte il paesaggio intorno, tra le montagne palermitane, poi è tutto in divenire. Siamo entrati che era in costruzione, ora è quasi tutti ultimato. Abbiamo una grande palestra dove possiamo lavorare ed essere valutati. Ho 30 anni ma sto imparando tanto e per me è un orgoglio essere qui ed essere dentro la galassia del CFG.
IL RAPPORTO CON I TIFOSI
Rapporto bello. Pretendono giustamente. La cosa bella dei tifosi del Sud è il calore. A Palermo ancora di più, percepisci le emozioni. È come una montagna russa. Percepisci la passione, l'amore, per le strade: a volte ti fermano e ti chiedono il gol, la vittoria. È l'amore del palermitano per la maglia e viene trasmessa in maniera forte. Quando vai fuori trovi tanti palermitani che vivono fuori Palermo e questo orgoglio viene tramesso da generazione in generazione. Senti questa responsabilità e il calcio è bello per questo. Spero con tutto il cuore che possiamo regalare a queste persone delle gioie.
SERIE A
Ci vogliamo concentrare sul nostro presente, ma non ci nascondiamo. Sappiamo che i tifosi vogliono questo, non so quando possa accadere, spero presto. Ma dobbiamo ragionare partita dopo partita, perché abbiamo perso terreno e siamo arrabbiati. Dobbiamo riprenderci questo terreno perduto.
LE TRASFERTE
Un aneddoto in particolare? L'anno scorso andammo a Modena, c'erano 4 mila tifosi: sembrava di giocare in casa. Impressionante. Ma è così in generale quando vai in giro. A Bolzano mi sono trovato con un tifoso: i palermitani sono molto devoti a Santa Rosalia e lui mi regalò un santino della Santa, dicendomi che avrebbe portato bene. È un modo per starci vicino.
RAPPORTO CON PAPÀ EUSEBIO
C'è la voglia di sentirci, di condividere, perché siamo due persone che vivono nello stesso mondo, è la nostra vita. Ma principalmente è il mio papà. Parliamo di vita e ci sosteniamo nei momenti di difficoltà. C'è un bel rapporto. L'ho sempre visto come un idolo, come un riferimento, mi ha trasmesso dei valori importanti e spero che quest'anno possa prendersi le sue soddisfazioni con il Venezia perché ci mette tanto lavoro su quello che fa.
Se ci confrontiamo su aspetti tattici? Lui è allenatore e su queste cose non mette bocca perché sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti del mio allenatore. Un ricordo con lui? Io sono cresciuto nel calcio, sono nato quando lui aveva 25 anni e ho vissuto dieci anni della sua carriera. Quando vinse lo scudetto con la Roma lui si ruppe il crociato. Mi portava a Trigoria e ricordo che giocavo con i figli di Cafù, Aldair, Batistuta, eccetera. Non mi rendevo conto della fortuna che ho avuto nel vivere quelle situazioni. Ho due fratelli che fanno un altro mestiere e papà li sostiene allo stesso modo. Io ho avuto sempre questa passione per il calcio ma lui non ha mai fatto pressioni e non mi ha mai fatto montare la testa, ma la cosa a cui teneva di più era lo studio: mi ha fatto sempre studiare e io con i miei figli sono lo stesso.
LA RESCISSIONE DI LUCIONI
Dispiace per Fabio. La sua carriera parla da sola. Ma sono decisioni loro e non mi sento di andare a toccare troppo questo argomento. Fabio mi ha trasmesso tanto, è un grande professionista e un grande lavoratore, gli auguro il meglio.
IL RAPPORTO CON DIONISI
è un allenatore molto meticoloso, molto preparato tatticamente, cerca di trasferirci una identità insieme al suo staff. Si è creato un bel rapporto, una buona alchimia, ha portato un metodo di allenamento che ci piace. E la sua storia parla per lui: ha vinto con l'Empoli, ha fatto bene con il Sassuolo.
RICORDI D'INFANZIA
Mi ricordo che giocavo a casa, non solo con la palla di spugna: qualche casino l'ho fatto (ride, ndr). Ma la passione è la passione.
Redazione