Dopo che Frank
Cascio ha definitivamente abbandonato l'idea di acquistare il Palermo (clicca qui per leggere la lettera di Cascio), si spinge per vendere ai cinesi. Prima ci sarà un incontro con il manager che sta facendo da tramite per l’affare. Poi, all'inizio della prossima settimana, quando la delegazione cinese arriverà in Italia, si passerà alla fase operativa. Del resto
era stato lo stesso Zamparini a dire di preferire la pista cinese dopo la presentazione della prima offerta di acquisto, a chiedere a Cascio delle garanzie economiche e finanziarie per andare avanti. Garanzie che non sono mai arrivate
(clicca qui per leggere le parole di Micciché sulle garanzie) così come non è mai arrivata la seconda offerta
(clicca qui per leggere le parole di Micciché sulla seconda offerta)la cui imminenza era trapelata da ambienti vicini al manager di origini siciliane. Un’offerta che avrebbe dovuto rimodulare le modalità di acquisto della società e avrebbe dovuto annullare la clausola legata allo stop del pagamento rateizzato nei tre anni qualora la squadra fosse retrocessa in B.
Ed ecco quindi che Zamparini guarda a Oriente. A dire il vero -scrive 'La Repubblica'- era quella la direzione nella quale il presidente rosanero aveva sempre puntato l’attenzione per portare avanti la trattativa nella speranza di chiuderla.
Una speranza da duecento milioni di euro. È questa la cifra che il colosso delle costruzioni cinese intende investire.
Un’operazione che avrebbe il benestare da parte del governo di Pechino che potrebbe intervenire direttamente con una banca di stato garante dell’affare. Un’operazione che si svilupperebbe in tre direttrici: la società, la costruzione di un nuovo stadio e la realizzazione di un centro sportivo che non dovrebbe più essere a Carini.
Un affare che potrebbe essere una parte di affari economicamente più rilevanti tra i cinesi e il Gruppo Zamparini. Affari che non avrebbero niente a che vedere con il calcio e potrebbero interessare il settore del turismo, dell’agricoltura biologica e delle energie alternative che sono gli altri campi nei quali si muove la holding del presidente del Palermo.
I cinesi, intesi come colosso delle costruzioni e governo di Pechino,
acquisterebbero in un primo momento il settantacinque per cento del Palermo, lasciando il venticinque per cento a Zamparini per almeno due o tre anni. Una fase di transizione, che avrebbe un presidente diverso da Zamparini, alla fine della quale il Palermo diventerebbe totalmente cinese.