O sei con loro o contro di loro
Articolo di Roberto Chifari
Sembra che non si possa più parlare o scrivere di calcio a Palermo. Tra Guelfi e Ghibellini, in città ormai ci sono due fazioni gli Zampariniani e gli anti-Zampariniani. O sei con loro o contro di loro. Peccato, perché in mezzo sembra non esserci spazio per il Palermo calcio - quello della maglia rosanero - quello vero che suda e fatica sul campo. Il tifoso è ferito, arrabbiato e deluso non vuole sentire ragioni: «Zamparini se ne deve andare», dicono.
Giusto, giustissimo perché il ciclo è finito da tempo, serve un rinnovamento. Serve qualcuno che decida di investire per rilanciare la squadra della quinta città d’Italia. Eppure, in attesa di una cessione (che forse non arriverà mai) abbiamo il dovere di raccontare quello che succede sul campo. Ma il tifoso non vuole sentire ragioni. Non c’è spazio per la maglia, per il Palermo che verrà, per il gioco o semplicemente per tornare a provare emozioni per un gol o per una partita vinta.
C’è spazio solo per il nemico: il Frosinone dei palloni, il Parma dei messaggini e il Palermo quello di Zamparini. E qui interviene il giornalista che - secondo il tifoso - è venduto al soldo della società.
Falso, falsissimo. Il giornalista fa il suo dovere. Non prende soldi dalla società, i giornali non hanno finanziamenti pubblici, gli introiti arrivano dalla raccolta pubblicitaria e dalla vendita dei giornali. Siamo indipendenti nei fatti e la nostra credibilità arriva proprio dal fatto che non abbiamo padroni. Si può essere d’accordo o no, ma in quello che facciamo mettiamo la nostra professionalità.
La stampa ha un solo obbligo: raccontare quello che succede ogni giorno, analizzare ciò che osserva, dare una visione obiettiva su quello che accade dentro e fuori dal campo. In questi anni la stampa ha raccontato il brutto (tanto) e il bello (poco) di una società che ha fatto tantissimi errori e che forse adesso si sta ravvedendo. Non è stato risparmiato niente e nessuno.
In viale del fante è stata invertita la rotta, più per necessità che per virtù a dire il vero. Sono state abbandonate strade slave e sudamericane per un nuovo corso tutto italiano. È tornato dietro la scrivania uno dei più preparati e competenti direttori d’Italia che ha fatto le fortune del Palermo all’inizio della gestione Zamparini. Si sta combattendo nelle aule dei tribunali per far sentire le proprie ragioni, perché il Palermo - che ha perso la serie A sul campo e a gennaio in sede di mercato - non ha lanciato palloni in campo nella sfida decisiva e nessuno dei suoi tesserati ha mai mandato messaggi equivoci. E allora perché non si può più parlare di calcio senza essere tacciati di essere Zampariniani? Perché non possiamo raccontare che la rotta nel bene e nel male è stata invertita? Perché non possiamo raccontare di chi arriva e di chi parte senza dover leggere offese gratuite dei leoni da tastiera che sparano a zero su ragazzi appena ventenni?
Alla Società non si risparmia nulla, non si arretra di un passo ma lo si fa con educazione e stile: «cordiali con tutti ma amici di nessuno».
Forse è arrivato il momento di fare un passo indietro: tutti, nessuno escluso. Il tifoso torni ad essere orgoglioso di tifare la maglia - quella rosanero - e non quella di altre squadre dai lidi dorati. Torni allo stadio non per fare un favore «a quello lì», ma per dimostrare che il Palermo viene prima di tutto perché la maglia non ha padroni e soprattutto è un orgoglio da mostrare.
Pensate a chi è costretto a vivere lontano dalla sua Palermo accontentandosi di vedere il rosa e il nero solo in trasferta, senza poter provare la gioia di sentire il «profumo del Barbera».
La Società torni ad operare per il bene della squadra perché questo club merita di giocare in serie A, ma questa serie A si deve conquistare solo sul campo. Sono stati fatti troppi errori, troppe valutazioni superficiali, troppe operazioni di mercato che onestamente hanno solo indebolito la squadra. E adesso, se ne pagano le conseguenze.
Palermo prima di tutto, lo dice la storia, lo chiede il tifoso orgoglioso ma ferito.
Redazione